Quintali di amianto sulle rive del Sangro

12 Aprile 2018

Scoperti 300 pannelli di eternit abbandonati sul greto del fiume. Lanci (Nsc): c’è il rischio che altri siano finiti in acqua 

LANCIANO. Quintali di eternit abbandonati sul greto del fiume Sangro, nella zona industriale di Serre, a pochissima distanza dall’acqua e con il sospetto che alcuni pannelli siano già finiti nel fiume e, quindi, nel mare della Costa dei trabocchi. Un’altra discarica abusiva, l’ennesimo scempio ambientale scoperto scorsi dall’associazione Nuovo Senso Civico. Una vera e propria bomba ecologica di cui è stato immediatamente messo al corrente il sindaco Mario Pupillo. La zona dove sono stati rinvenuti i pannelli, circa 300 secondo un computo approssimativo effettuato dagli attivisti di Nsc, è facilmente raggiungibile con l’auto e già in passato vi erano state trovate discariche abusive. Questa volta a far tremare i polsi degli attivisti dell’associazione è stato il pericolo amianto. «La mole dello scarico abusivo, effettuato nelle ultime settimane o forse più, probabilmente a più riprese», dice il sodalizio presieduto da Alessandro Lanci, «è sicuramente opera di una “banda dell’amianto”. Dai rilievi effettuati non è si esclude che una parte anche cospicua dei pannelli sia stata trasportata in mare dalle piene del Sangro. Parliamo di criminali che hanno smantellato uno o più capannoni ricoperti dai tipici pannelli ondulati in uso negli anni ’60 e ’70, quando l’eternit, un composto di cemento e amianto, nonostante le prime prove scientifiche della sua pericolosità per la salute umana, veniva massicciamente impiegato nell’edilizia». L’amianto, anche detto asbesto, con l’usura disperde una polvere che è causa di mesotelioma pleurico, un cancro che non dà scampo. Il periodo di incubazione di questo tumore è di 20-30 anni. Per gli attivisti di Nsc, che da tempo monitorano il territorio per poi segnalare abusi e discariche illecite agli organi di controllo, il pericolo che la polvere killer si disperda nell’aria e nell’acqua è concreto, dato che i pannelli sono molto usurati. «Basta che uno di questi pannelli si rompa per rilasciare la polvere d’amianto», rimarca Lanci, «la zona è frequentata da pescatori, amanti delle passeggiate e soprattutto siamo vicinissimi al fiume Sangro. Se il vento trasportasse la polvere d’amianto da quei pannelli ondulati deteriorati su un grappolo d’uva e un bambino non troppo fortunato, in compagnia del padre pescatore, cogliesse un acino di quell’uva e ne pulisse la buccia prima di ingerirlo, facendo danzare nell’aria vicino al suo naso una sola molecola di quella polvere, quel bambino a 30 o 40 anni si ammalerà di mesotelioma». Con ogni probabilità si tratta di scarti da lavorazioni edili da parte di ditte o privati cittadini senza scrupoli. Il Comune si è già attivato per una prima messa in sicurezza del sito, ma occorreranno decine di migliaia di euro per bonificare l’area e smaltire l’eternit.
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