Ragazza trattata da prigioniera: marito e suoceri sotto processo

La vittima è una giovane di 26 anni, le angherie in un appartamento alle porte del centro storico Il pm: «Le impedivano di uscire di casa da sola, non poteva salutare uomini né parlare al telefono»
CHIETI. Non poteva uscire da sola. Anche il balcone di casa le era precluso. Prigioniera tra quattro mura, sotto scacco di marito e suoceri che la sorvegliavano come una detenuta da vigilare 24 ore su 24. Da non perdere d’occhio neppure al di là della porta d’ingresso, quando le veniva consentito di raggiungere il parco giochi con le due figlie piccole. Il cuore del “carcere” senza sbarre era un appartamento alle porte del centro storico di Chieti. L’inferno, per una ragazza di 26 anni, si è ora dissolto: i suoi “carcerieri”, ovvero i tre componenti di una famiglia di origini albanesi, si ritrovano sotto processo con l’accusa di maltrattamenti. Il rinvio a giudizio di A.T., 34 anni, del padre G.T. (67) e della madre L.T. (61) è stato disposto dal giudice Andrea Di Berardino su richiesta del procuratore Lucia Anna Campo (in aula c’era il sostituto Giuseppe Falasca): la prima udienza, davanti al tribunale teatino, è in programma il prossimo 9 novembre. La vittima, assistita dall’avvocato Manuela D’Arcangelo, si è costituita parte civile e chiede 50mila euro di risarcimento. Gli imputati, difesi dal legale Enrico De Pascale, negano invece gli addebiti.
LE ACCUSE
Secondo il pm, A.T. ha anche vietato alla moglie «di avere amicizie, controllandole le telefonate, picchiandola con schiaffi, pugni e calci e offendendola». Per scatenare la violenza dell’uomo bastava un innocente saluto «a un vicino di casa di sesso maschile». Lui la accusava in continuazione di avere un amante, «anche alla presenza delle figlie di quattro e sei anni». Quando ha saputo che lei voleva separarsi, le minacce si sono fatte più pressanti: le ha detto a più riprese che, se fosse andata via di casa, l’avrebbe uccisa. «In Italia non hai nessun appoggio», le gridava, «sei costretta a restare con me». Non contento, le metteva «a disposizione del denaro solo dopo avere saputo cosa ne avrebbe fatto e dove lo avrebbe speso».
«CONTROLLO ASSIDUO»
In questo scenario, si inseriscono i suoceri della vittima che, in assenza del figlio, controllavano a vista la 26enne, «accompagnandola dovunque dovesse andare, anche solo dal pediatra per una visita medica». L’episodio più grave è avvenuto quando la ragazza ha raggiunto la vicina per prendere un caffè. All’interno dell’appartamento c’era anche il nipote della padrona di casa. All’improvviso si è presentata la suocera che le ha scattato una foto con il cellulare, immortalando tutti i presenti e dicendole «brava» in modo sarcastico. La 26enne è tornata immediatamente a casa, e lì ha iniziato a litigare con la madre del marito. Quest’ultima ha inviato la fotografia al figlio e ha cominciato a gridare verso la nuora: «Devi vergognarti, certe cose non le devi fare perché sei una mamma, non devi andare in giro a chiacchierare con i vicini. Sei una poco di buono». Dopo un po’, la giovane è stata aggredita fisicamente dal 34enne, letteralmente fuori di sé, che l’ha presa a schiaffi, calci e pugni per poi afferrarla anche alla gola.
LA DENUNCIA
A questo punto la vittima, che in precedenza non aveva mai avuto il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine per paura di peggiori e più gravi conseguenze, si è decisa a denunciare il marito alla polizia e ha chiesto aiuto al centro antiviolenza Alpha. Alla luce della gravità della situazione, la donna e le bimbe sono state portate in una struttura segreta.
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