Raimondi va via: «Me lo chiede Ferrara Gli altri assessori? Bravi a fare i selfie»

17 Ottobre 2023

L’esponente del Pd: «Non posso dedicarmi a pieno all’amministrazione. La mia famiglia oggetto di attacchi ignobili» Poi punge i colleghi: «Io leggo gli atti, non ho tempo per le foto». Il sindaco frena: «Non ha ancora formalizzato l’addio»

CHIETI. «Mi sono dimesso da assessore. È stato il sindaco a chiedermelo». Così, alle undici di sera, parla al telefono Enrico Raimondi (Pd), che dichiara conclusa la sua esperienza in Comune, confermando il contenuto di un post pubblicato su Facebook un’ora prima. Per l’amministrazione di Diego Ferrara è un terremoto senza precedenti. Anche perché Raimondi aveva deleghe pesantissime: dalle società partecipate (come la Teateservizi) alle politiche della casa, dal personale agli affari legali, passando per i rapporti con le organizzazioni sindacali.
LE MOTIVAZIONI
«Avendo altro da fare», dice Raimondi al Centro, «non mi posso più dedicare all’amministrazione. Adesso c’è un’attività frenetica per capire quando decorre il termine per l’approvazione del bilancio. Il sindaco vuole il tempo pieno, ma io purtroppo – tra lezione universitarie e attività professionale (è un avvocato, ndr) – non riesco a partecipare alle loro discussioni. Da sabato il sindaco era a conoscenza della mia scelta: lui mi ha detto che, se ho troppe cose da fare, era meglio che mi dimettevo. Lui ritiene che in questa fase occorra un tempo pieno che io non posso garantire. Non ci sono rimasto male perché ne avevamo parlato, era programmato. Ho mandato una mail qualche ora fa per dimettermi». Poi, Raimondi annuncia: «Racconterò tutto in un libro, perché l’esperienza del centrosinistra è eroica. Sono stati tre anni intensi e anche pieni di soddisfazioni. Non ho rimpianti, ho contributo a costruire questa coalizione di governo. Ma ora c’è bisogno di uno sforzo in più: essendo part-time dall’inizio, è meglio che ora ci siano energie nuove». Raimondi precisa: «L’impegno che il sindaco chiede agli assessori è a tempo pieno, una disponibilità che io non ho dato dall’inizio. Per esaminare certe delibere, in una fase come questa, ci vuole tempo. Il sindaco chiede di essere più celeri. Ma io purtroppo ho i miei limiti: significa che ci sarà chi è più celere di me».
L’ATTACCO
Non manca una bordata ai colleghi assessori, al suo fianco per tre anni. «Io a differenza di altri non perdo tempo a fare i selfie, ma leggo gli atti». Poi li definisce «bravissimi», e aggiunge: «Diciamo che hanno tempo anche per fare i selfie, io no». Se il sindaco le chiedesse di tornare? «Non ci penso neanche lontanamente», risponde Raimondi. «Non ci saranno ripensamenti. Io sono serenissimo. È una scelta di responsabilità».
IL POST SU FACEBOOK
Alle 22.09 Raimondi aveva scritto su Facebook: «La sfida del risanamento dell’ente richiede un tempo che non posso sottrarre alla mia famiglia, oggetto di attacchi di persone ignobili, alla ricerca scientifica e ai miei assistiti. Sono stati tre anni in cui ho cercato di dare un contributo. Quasi tre milioni per riqualificare alcuni alloggi popolari. Alcune assunzioni tramite procedure selettive messe a rischio dai tempi biblici di approvazione del bilancio. Un rinnovato quadro di relazioni sindacali. Il risanamento di Teateservizi ostacolato da chi ha l’idea che altri sono più bravi di noi. In qualche modo ho cercato di fare capire che Chieti può essere un laboratorio. Nel mio piccolo, ci sono riuscito. Lo racconterò in qualche cosa che si chiama libro. In bocca al lupo a chi continuerà ad amministrare il Comune. So quali sono le difficoltà dell’amministrazione e non mi unirò al coro degli insoddisfatti. So che ci sono brave persone che spendono il loro tempo a migliorare la città, con le risorse, finanziarie e intellettuali, a disposizione».
LA CAUTELA DI FERRARA
Il sindaco, contattato in serata, si limita a dire: «Le dimissioni di Raimondi? Non le ha ancora formalizzate, io non le ho sul tavolo».
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