Rapina alle Poste con la pistola: condannato a 5 anni e 9 mesi

20 Novembre 2020

Marco Tuci, 31enne di Montesilvano, incastrato dalle celle telefoniche e dalle ammaccature sull’auto Per l’accusa l’ultima conferma è arrivata dalle telecamere: «È stato lui a puntare l’arma nell’ufficio»

CHIETI. Cinque anni, 9 mesi e 10 giorni di carcere. È la condanna inflitta dal giudice Andrea Di Berardino a Marco Tuci, 31enne originario di Pescara e residente a Montesilvano, uno degli autori della rapina messa a segno all’ufficio postale di Brecciarola il 16 ottobre del 2019. La sentenza è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il giovane, assistito dall’avvocato Christian Di Sabatino, è stato invece assolto dall’accusa di detenzione di armi. Il pubblico ministero Giuseppe Falasca aveva chiesto 6 anni e 8 mesi di reclusione. Tuci è tuttora rinchiuso nel carcere di Frosinone. Il complice Andrea Lerino, 28enne di Manoppello, è stato condannato in primo grado a 6 anni.
LE INDAGINI Le ammaccature sull’auto utilizzata per il sopralluogo prima della rapina, le immagini delle telecamere, le celle telefoniche: sono almeno tre gli indizi che, secondo le indagini della squadra mobile di Chieti, hanno incastrato Tuci. Quella mattina i rapinatori, con il volto coperto da caschi e maschere di carnevale, hanno fatto irruzione portando via 725 euro trovati in cassa e il portafoglio della direttrice con 160 euro. Subito dopo, sono fuggiti in direzione di Manoppello a bordo di un motorino Scarabeo Aprilia di colore blu, rubato a Pescara, in via Regina Margherita, due giorni prima del colpo. A distanza di qualche ora, lo scooter è stato trovato e sequestrato in un garage di Manoppello nella disponibilità di Lerino e della madre.
I TELEFONI Le analisi del traffico telefonico dell’indagato, come emerso dagli accertamenti degli investigatori della terza sezione della Mobile, dimostrano che Tuci si trovava nell’area circostante l’ufficio postale in tempi ampiamente coerenti con la preparazione e l’esecuzione della rapina.
LA MACCHINA Le telecamere di una banca, di una gioielleria e di un bar hanno ripreso una Lancia Y di colore nero transitare due volte davanti alle Poste prima del colpo. Non solo: le immagini hanno evidenziato ammaccature e graffi sulla carrozzeria. E quei segni sono risultati identici a quelli presenti sulla macchina in uso a Tuci – una Lancia Y nera, appunto – come scoperto dagli investigatori durante un sopralluogo dello scorso dicembre. A distanza di qualche settimana, temendo che la polizia potesse risalire a lui, l’indagato ha cercato di coprire le ammaccature con della pasta abrasiva.
LA COMPARAZIONE L’ultimo indizio che inguaia Tuci è arrivato dai risultati degli accertamenti della polizia scientifica di Ancona. L’esame delle immagini acquisite nell’ufficio postale ha fornito un risultato di «compatibilità» tra il 31enne e il rapinatore più robusto entrato per primo nel locale. Per l’accusa, dunque, Tuci ha svolto un ruolo primario nella rapina, lasciando a Lerino i compiti più rischiosi, come il furto del motorino e il maldestro tentativo di nasconderlo nel garage. La procura considera l’indagato «pericoloso», anche alla luce dei precedenti per reati di rapina aggravata «di particolare gravità», furto, ricettazione, detenzione e porto di armi e lesioni personali. Tuci venne arrestato anche l’11 gennaio del 2016 per un colpo messo a segno alla banca Caripe di San Giovanni Teatino insieme ad altri due complici: all’uscita dalla filiale, i banditi trovarono ad attenderli polizia e carabinieri.
LA DIFESA L’imputato, attraverso il suo avvocato, ha sempre respinto l’accusa di aver partecipato alla rapina di Brecciarola e si prepara a presentare ricorso in appello.
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