Rapina in villa: Martelli famiglia dell’anno

L’associazione dei disabili premia i coniugi dell’assalto choc. La vittima: «Mai accanirsi nell’odio». Poi applausi e lacrime
LANCIANO. Dopo la brutale aggressione in villa, la famiglia del medico Carlo Martelli, chirurgo in pensione, è stata premiata ieri a Roma, come “Famiglia Anffas 2018” con questa motivazione: “Per aver saputo distinguersi per dignità ed equilibrio riscontrando un unanime consenso dell’intera nazione e contribuendo anche a rafforzare l’immagine positiva di tutte le famiglie Anffas”. Alla premiazione, che si è svolta alla Nuova Fiera, oltre a Martelli era presente anche la moglie Niva Bazzan. Martelli, padre di Stefano, ragazzo disabile, è presidente dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) di Lanciano. Lo scorso settembre la famiglia fu vittima di una violenza cieca: quattro banditi dopo essere entrati nella loro villa, picchiarono selvaggiamente la coppia, tagliando il lobo di un orecchio alla donna. Illeso il figlio. L’intera banda, tutta di romeni, è stata assicurata alla giustizia. Sulla vicenda tanto fu il clamore mediatico.
Dopo la premiazione, Martelli ha preso la parola e dal suo intervento si sono capite le motivazioni che hanno spinto l’Anffas a tributare l’ambito riconoscimento. «Io e mia moglie vi ringraziamo per il premio, per conquistare il quale non abbiamo fatto nulla: non è un merito diventare vittime della violenza di qualcun altro, non eravamo preparati a ciò che ci è successo è semplicemente la nostra natura: un medico e un infermiere o forse ciò che siamo diventati avendo avuto un figlio, Stefano, con disabilità. Da lui», ha detto Carlo Martelli, «abbiamo imparato ad adattarci alle condizioni che la vita impone di affrontare ma reagendo per migliorarla. Quando è nato Stefano abbiamo capito che sarebbe stato per sempre e da soli non avremmo potuto fare niente».
È questo, in pratica, lo spirito fondante dell’Anffas, famiglie che accolgono il disagio, si aprono ad altre esperienze e trovano sostentamento. Cosa che è stata fatta anche in quest’ultima esperienza traumatica. «Dopo l’episodio che ci ha visti coinvolti», ha continuato Martelli, «non ci siamo chiusi nella solitudine e nel dolore, non ci siamo accaniti nell’odio verso gli aggressori aizzando contro di loro altre persone. Non abbiamo aggiunto violenza alla violenza né male al male, abbiamo accolto invece il bene che, subito dopo l’aggressione, è arrivato. Abbiamo avuto tanta solidarietà, calore umano, gentilezza, conforto: tutto ciò è stato “il buono" che abbiamo ricevuto; un buono e un bene che hanno superato il male subito». La standing ovation, alla fine della cerimonia, è stata il giusto riconoscimento a due grandi persone.
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