Rapino offre il caffè a un nero Il barista: lui non può stare qui

LANCIANO. «Questo, qui non ci può stare, se ne deve andare, perché dà fastidio». È ciò che si è sentito dire da un cameriere lo scrittore e professore di filosofia e storia Remo Rapino, solo per aver...
LANCIANO. «Questo, qui non ci può stare, se ne deve andare, perché dà fastidio». È ciò che si è sentito dire da un cameriere lo scrittore e professore di filosofia e storia Remo Rapino, solo per aver offerto un caffè in un bar di Lanciano a Bayò, nigeriano di 28 anni, rifugiato politico con regolare permesso di soggiorno con cui stava scambiando due chiacchiere, «come fanno, o dovrebbero di solito fare, gli esseri umani». Lo racconta lo stesso Rapino in una lettera aperta al sindaco Mario Pupillo. «Ho avuto la triste conferma che l’ignoranza è l’anticamera del razzismo e che il razzismo è una stanza buia alla fine del corridoio dell’ignoranza», scrive il professore, «si chiedeva a me di allontanare il “fastidioso” cliente: discretamente acculturato, regolare, cattolico, educato. Sarà perché era di colore? Ma di colore lo siamo tutti, anche il bianco è un colore, così il giallo, l’olivastro. Solo il sangue è rosso per tutti. In quel momento ho pensato: questo accade nella mia città, nella stessa città dell’ottobre ’43. Mi sono sentito offeso come italiano e lancianese». «Si dovrebbe fare qualcosa», scrive ancora Rapino che cita Brecht e Martin Luther King, «parlare, confrontarsi senza pregiudizi, prendendo spunto dai fatti del Cas di Villa Elce e da tante altre non più sopportabili situazioni. Lo chiedo, convintamente, alle istituzioni di questa città. Un sogno? Può darsi».
La risposta di Pupillo, in Canada per motivi famigliari, non si fa attendere: «È un fatto di una gravità assoluta, indicibile, inaudita. Al mio rientro la prima cosa che farò è incontrarci per organizzare quel qualcosa che “si dovrebbe fare”. Anzi, non si dovrebbe: si deve fare. Lo faremo insieme a te, alle tante persone che mi stanno contattando in questi giorni». (d.d.l.)
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