Regole sulla cremazione, protestano le agenzie funebri

VASTO. Le imprese funebri del Vastese chiedono aiuto. Il presidente dell’Anifa Paolo Rullo, l’associazione che li rappresenta, ha presentato un esposto ai Nas ritenendo dannose le regole della Asl...
VASTO. Le imprese funebri del Vastese chiedono aiuto. Il presidente dell’Anifa Paolo Rullo, l’associazione che li rappresenta, ha presentato un esposto ai Nas ritenendo dannose le regole della Asl quando i defunti devono essere cremati, in quanto il prelievo del dna previsto deve essere fatto obbligatoriamente a Chieti. «Ciò comporta disagi per le famiglie dei defunti e costi aggiuntivi», dice Rullo, «c’è poco rispetto per le loro famiglie. Abbiamo parlato della questione con l’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì, ci aveva garantito il suo intervento ma così non è stato».
I cittadini sono esasperati e così anche i titolari delle agenzie. «Ho curato», racconta Camillo Del Re, «il funerale di una persona che aveva scelto la cremazione, una persona giovane deceduta per un brutto male. Per procedere alla cremazione, sulla salma sono stati eseguiti, secondo normativa nazionale, prelievi biologici. Questo serve perché con la cremazione il corpo del defunto viene incenerito e si perde la possibilità di eseguire test genetici, per cui questi campioni prelevati vengono conservati per dieci anni dalla Asl. E qui inizia l’odissea: territorialmente competente qui è l’ospedale di Chieti. Quindi l’impresa funebre deve mettersi in contatto col medico legale di turno, concordare un appuntamento entro 48 ore dal decesso e in ogni caso prima del funerale, mentre la salma viene ancora vegliata. Immaginate dover spiegare a una famiglia, che ha già subito un lutto, che andremo a prendere la salma per mezza giornata per portarla a Chieti, fare i prelievi e riportarla dopo aver sigillato definitivamente la bara? Immaginate il disagio della famiglia con la camera ardente vuota». (p.c.)
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