Restano in carcere tre dei cinque banditi

Piane d’Archi: colpo fallito al bancomat, gli arrestati non parlano al giudice. Domiciliari per gli altri due
LANCIANO. Restano in carcere Francesco Reddavide, 33 anni, di Cerignola, Antonio Cataldo, 39 anni, e Cristoforo Aghilar, 35, di Orta Nova, mentre vanno ai domiciliari Potito Diglio, 36 anni, e Massimiliano Lionetti, 46, di Cerignola. È quanto deciso dal giudice Massimo Canosa che ieri ha convalidato gli arresti e interrogato i cinque pugliesi della banda della marmotta, arrestati dai carabinieri nella notte tra sabato e domenica prima che facessero esplodere il bancomat delle Poste a Piane D’Archi. Arresti arrivati dopo un conflitto a fuoco e la fuga rocambolesca nelle campagne tra Casoli e Sant’Eusanio del Sangro. Il giudice prima si è diretto nel supercarcere di Villa Stanazzo. Alla presenza del legale Rosario Marino del foro di Napoli, ha interrogato Diglio, Reddavide, Cataldo e Aghilar: si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Stessa scena muta ha poi trovato all’ospedale Renzetti, dov’è ricoverato Lionetti, colpito alla tibia da un proiettile che i militari hanno esploso contro l’auto della banda. Per quest’ultimo e Diglio il magistrato ha disposto gli arresti domiciliari (Diglio è tornato a Cerignola), mentre gli altri tre componenti della banda restano a Villa Stanazzo. Tutti sono accusati di tentato furto aggravato, tentato omicidio perché nella fuga hanno cercato di investire i militari, porto e detenzione illecita di esplosivi e di armi (un kalashnikov buttato nel fiume Sangro e non ancora ritrovato) e ricettazione della Fiat Stilo usata per il colpo, fallito, e risultata rubata a Barletta. Tutti hanno precedenti specifici per furti e rapine a mano armata. Intanto le indagini dei carabinieri di Lanciano e Atessa, coordinati dalla Procura, vanno avanti per scovare altri componenti della banda, che di volta in volta si organizza con membri diversi per colpire punti studiati in precedenza dai basisti. (t.d.r.)
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