Rianimazione fa festa «25 anni e non sentirli»

Paolucci: presto potenzieremo il personale medico
LANCIANO. È il luogo dove vita e morte si intrecciano, dove il dolore e le lacrime si mescolano ai sorrisi. È il luogo dove ogni giorno, da 25 anni, passano persone, malati, accolti da un personale che, nonostante le ristrettezze, numeriche e di spazi, mette anima e cuore in quello che fa. Medici, infermieri, ausiliari che ieri hanno festeggiato i 25 anni di vita del reparto nato nel 1992 grazie ai medici Antonio Falconio e Nicola Genovesi. Che ieri hanno festeggiato il “compleanno” con il personale che regge ora il reparto, come il primario facente funzioni, Nadia Carosella. Del resto è così, nelle occasioni importanti, come lo sono i 25 anni, ci si ritrova tutti, “vecchia” e nuova guardia, uniti dalla voglia di essere al servizio di malati, spesso casi complessi e disperati. «Venticinque anni sono un grande traguardo», dice Carosella nel corso della semplice, ma partecipata cerimonia che si è svolta nell’atrio dell’ospedale, al termine della messa celebrata dall’arcivescovo Emidio Cipollone, «raggiunto con la forza della professionalità e del cuore che mettiamo in quello che facciamo».
A ricordare come erano partiti è stato Falconio. «Abbiamo iniziato nel 1992 con una stanzetta, senza Tac e assumendoci tanti rischi e responsabilità», ricorda il medico guardando l’assessore regionale alla programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, il vicesindaco di Lanciano, Pino Valente, e il presidente del consiglio comunale, Leo Marongiu. Oggi l’unità operativa, dotata di sei posti letto, totalizza circa 230 ricoveri l’anno. L’equipe oltre che dalla Carosella e dal coordinatore infermieristico Claudio Fabrizio, è formata da 15 dirigenti medici, 18 infermieri, quattro ausiliari e le fisioterapiste della riabilitazione. Personale che si divide in molteplici attività che vanno dal trattamento post operatorio dei pazienti a rischio anestesiologico a quelli con problematiche respiratorie, dal supporto per l’esecuzione di esami strumentali e posizionamento di accessi vascolari, alle procedure legate ai trapianti con prelievo di organi e tessuti. Fino alla terapia antalgica con l’ambulatorio del dolore e alla copertura h24 dell’emergenza intraospedaliera. «E vorremo fare ancora altro», aggiunge Mirella Di Prinzio, responsabile della rianimazione, «come ad esempio, nell’ambito di un progetto di umanizzazione delle cure, aprire uno spazio per la famiglia, per accogliere i famigliari dei pazienti, per fare i colloqui, parlare degli espianti». E lo dice col sorriso la dottoressa che ricorda: «La rianimazione è un luogo straordinario. È il posto dove il dolore viene trasformato in amore e l’amore per gli altri in speranza per tutti. Ogni paziente qui è “il” paziente. Rianimazione contiene la parola “anima”: noi ci mettiamo l’anima e i pazienti lo vedono, lo sentono, lo avvertono dandoci fiducia».
E non potrebbe essere altrimenti in un reparto dove la mortalità è bassa, che collabora con il Mario Negri per il progetto GIviti (Gruppo italiano per la valutazione degli interventi in terapia intensiva), a cui sono iscritte oggi più di 330 terapie intensive italiane, delle circa 450 esistenti.
Una unità dove devono essere fatti dei lavori per la rimozione di parte del pavimento in vinil-amianto, dove i letti non bastano mai e che ha bisogno di altri medici, almeno 4 anestesisti che reggono anche il peso delle 4 sale operatorie dove si opera sempre, con attività programmate e molte urgenze ed emergenze.
«Nel programma di riqualificazione che stiamo portando avanti, Lanciano ha tutta la nostra attenzione, e anche sul tema della rianimazione e dei medici che ancora mancano ci saranno le giuste risposte», assicura l’assessore Paolucci, «di intesa con la Direzione aziendale ho chiesto agli operatori un progetto sulle attività chirurgiche da garantire attraverso le prestazioni aggiuntive, in attesa di potenziare l’organico con la mobilità, che sarà bandita a breve, e il concorso, in programma per il mese di luglio».
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