Riaprono bar e ristoranti «Ora aspettiamo i clienti»

Si torna a pranzare fuori nel primo giorno di zona gialla. Ma c’è chi non riparte
CHIETI. Ritorno in zona gialla tra speranza e paura per i bar e i ristoranti della città che da ieri hanno potuto riaprire le porte ai clienti, almeno sino alle 18. C’è qualcuno, però, che non si è fidato del balletto di colori imposto dal governo e ha preferito non rialzare ancora la saracinesca, aspettando tempi migliori. Non tutti i bar e i ristoranti della città sono tornati ieri in attività. Neanche nelle vicinanze dell’ateneo d’Annunzio, da ieri riaperta agli studenti universitari con lezioni in presenza. «C’è più gente in giro, ma di studenti se ne vedono pochi», dicono Gabriella Giardinelli e Sara Di Felice del Caffè Mediterraneo, il bar del Villaggio del Mediterraneo a un passo dal campus universitario. Per loro la chiusura dell’ateneo ha pesato molto, tanto che per molto tempo sono stati chiusi anche senza fare il servizio di asporto: «Abbiamo avviato l’asporto solo da qualche giorno», dicono le due ragazze, «ma anche nei giorni della zona arancione abbiamo tenuto chiuso il bar». A Madonna delle Piane, al bar ristorante Lavori in corso, il gestore Antonella D’Aloisio conferma la scarsissima presenza di studenti universitari, «noi comunque siamo contenti di aver potuto riaprire le porte del locale ai clienti», dice, «sebbene abbiamo sempre lavorato con l’asporto, soprattutto per quanto riguarda il ristorante, vedere le persone che bevevano un caffè nei contenitori di cartone, fuori al freddo, è stato davvero desolante, in particolar modo per noi che per mestiere siamo abituati a venire incontro al nostro cliente in ogni sua necessità».
La zona gialla ha riportato i clienti nei bar, ma una parte ha continuato a non entrare, come conferma il proprietario del Gran Caffè D’Urbano, in viale Benedetto Croce, Danilo D’Urbano: «La stima l’abbiamo fatta con l’ultima settimana di zona gialla che c’è stata prima di Natale», dice il commerciante, «allora abbiamo perso circa il 30-40% del nostro abituale fatturato. Un pò perché siamo costretti a chiudere alle 18 e un po’ perché la gente ha paura del virus e resta comprensibilmente a casa. Tutti questi mesi di obblighi e divieti hanno contribuito anche a cambiare le abitudini dei consumatori. Per esempio, questo lunedì, il primo giorno dopo le lunghe chiusure delle zone rosse e arancione, ci sarebbe dovuta essere molta più gente».
Più il tempo passa e più aumentano le difficoltà della categoria. «Diciamo che viviamo da mesi col patema d’animo», dice Marzia Calcagna, titolare del Gran Caffè Cigno in piazzale Marconi, «e all’orizzonte si continua a vedere una situazione poco incoraggiante. Speriamo almeno che questa zona gialla possa durare». All’interno del suo bar ci sono anche due consiglieri comunali del Partito democratico che davanti a una tazzina di caffè e a una di ginseng mettono a punto strategie politiche. Sono Barbara Di Roberto e Paride Paci: lui confessa di avere «il vizio della colazione al bar», lei di essere in astinenza di «ginseng alla mattina e arrosticini alla sera». Per una cena a base di arrosticini in un ristorante, dovrà ancora attendere.
Sul colle c’è diversa gente in giro, soprattutto lungo corso Marrucino ma, nonostante le restrizioni attenuate della nuova zona gialla, sono ancora in pochi quelli che tornano al bancone del bar come una volta. «Qualcuno entra ma c’è ancora molta paura», dice Christos Cotsias proprietario del bar Trinità, «e ora inizia a farsi sentire anche il risvolto della crisi economica, ingigantita ovviamente dall’emergenza sanitaria. Comunque, noi chiudiamo come da prescrizione governativa alle 18, ma poi vediamo che la gente resta in giro senza regole». A un passo dal bar Trinità c’è lo storico ristorante Da Nino che ha tenuto botta di fronte alle chiusure imposte dal governo grazie al servizio di asporto. Ieri a mezzogiorno, però, era ancora vuoto: «Noi siamo pronti», dice il titolare Carlo Giampietro, «adesso aspettiamo che lo siano anche i clienti. E capiamo che non è facile. Noi comunque restiamo speranzosi e positivi. Lo siamo perché siamo commercianti, altrimenti chiuderemmo tutto e ce ne andremmo direttamente a casa».
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