Richieste di sussidi, è boom Buoni per medicine e cure

27 Aprile 2019

Oltre 4mila residenti si sono rivolti al segretariato sociale nel corso del 2018 L’assessore Bendotti: esposte le famiglie monoreddito in caso di licenziamenti

LANCIANO. Sono 4.160 le persone che nel 2018 si sono rivolte al segretariato sociale, front office degli uffici delle Politiche sociali e cartina al tornasole di una società che scivola sempre più nella povertà. Il dato è tanto più eclatante se si pensa che, al 24 aprile di quest’anno, sono già 1.372 le persone in stato di difficoltà che si sono rivolte ai cosiddetti servizi sociali. E crescono le nuove povertà.
«Negli anni», spiega l’assessore alle politiche sociali, Dora Bendotti, «abbiamo notato che arrivano moltissimi nuovi accessi. Il ceto medio non esiste più, basta che in una famiglia monoreddito venga licenziato il capofamiglia che si innesca un meccanismo a spirale». E le ripercussioni delle recenti chiusure di fabbriche in Val di Sangro si sono toccate con mano negli uffici di via Dei Frentani. Nel 2018 le richieste di sussidi sono state 96 e gli aiuti effettivamente erogati sono stati 82. Quest’anno siamo già a 44 richieste e 19 sussidi erogati. «Nel sussidio», spiega la Bendotti, «è compresa la mensilità che diamo a determinate persone che oscilla tra le 100 e le 150 euro oppure l’unatantum per il pagamento di una bolletta o di una prestazione sanitaria. Ma, ad esempio, non è compreso il pronto intervento per le situazioni di urgenza di vitto e alloggio o per i funerali».
Un altro campanello di allarme è il fatto che sono aumentate le richieste di farmaci e di cure sanitarie. «È una emergenza che tocco con mano», prosegue l’assessore, «tanti contributi che eroghiamo sono destinati proprio alle cure. Per questo ho voluto trasformare le rimanenze del capitolo del pronto intervento dello scorso anno in buoni pasto e buoni da utilizzare in farmacia».
Cresce anche la domanda di lavoro sociale. Dalle 61 richieste del 2018 (21 erogate), ad aprile si è arrivati già a 45. E un dato-civetta del degrado sociale che si respira in città è sicuramente quello dei 12 minorenni affidati a comunità protette. Negli anni ci sono state alcune dimissioni, ma resta stabile anche quest’anno il numero dei 12 bambini tolti a famiglie in grave stato di degrado sociale («il degrado non è non economico - precisa la Bendotti - perché non togliamo i bambini a chi è in stato di indigenza, ma da situazioni di pericolo») che costano alla comunità 400mila euro l’anno. «Nonostante i tagli continui e il governo che non eroga più fondi», conclude la Bendotti, «il Comune riesce a dare risposte. Quando non la dà è per mancanza di requisiti o di risorse, ma ci battiamo sempre per dare a tutte le richieste un minimo di sostegno, anche con il lavoro sociale di un mese, visto che il Comune non offre lavoro. Spesso però quelle 4 settimane di lavoro servono per non perdersi, per restare ancorati al contesto sociale e riconquistare la dignità».
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