Ricordate le vittime delle bombe

21 Aprile 2021

Distruzione e morte del 20 aprile 1944: presto una pietra d’inciampo 

LANCIANO. A quasi 90 anni, con il passo incerto sorretto da un bastone, non sono voluti mancare al ricordo del bombardamento nazista del 20 aprile 1944. Settantasette anni dopo i testimoni di quel tragico avvenimento, all’epoca ragazzini tra i 10 e i 14 anni, sono di nuovo in piazza Plebiscito, ad incarnare la memoria vivente della storia cittadina.
Alle 11,24 di quel giorno, sei mesi dopo la rivolta dei Martiri ottobrini, Lanciano subì un bombardamento aereo da parte dei tedeschi, che con gli stukas sorvolarono il centro storico sganciando bombe che colpirono piazza Plebiscito, l’ospedale degli indiani all’ex liceo di corso Trento e Trieste e il quartiere di Lancianovecchia. Secondo alcuni fu l’omaggio di un pilota per il 55° compleanno di Adolf Hitler, nato proprio il 20 aprile, secondo altri l’obiettivo era il teatro Fenaroli, dove era in corso un raduno di ufficiali. Fatto sta che le bombe seminarono distruzione e morte nel cuore di Lanciano. Quanti accorsero in piazza quel giorno videro un groviglio incenerito di corpi e lamiere delle camionette.
Le testimonianze dei pochi superstiti, per iniziativa dell’amministrazione comunale e dello storico Mario Salvitti, sono state raccolte nella pubblicazione “Ricordo quel giorno”. «Siamo qui per ricordare la data fatidica di una guerra che a Lanciano ha determinato lutti e sacrifici», dice il sindaco Mario Pupillo, «il 20 aprile 1944 morirono 35 lancianesi e oltre 300 soldati delle truppe alleate, indiani, inglesi, neozelandesi, canadesi, che riposano nei cimiteri di Ortona e Torino di Sangro. Pagine luttuose che non possiamo archiviare perché il tempo aggiunge anni e la nostra memoria svanisce. La guerra è una tragedia immane che non possiamo dimenticare. Grazie però a cittadini, intellettuali, storici e studiosi questa memoria si rinnova. Oggi i testimoni di quella mattina straordinariamente drammatica sono qui al nostro fianco. Li ringraziamo perché hanno voluto scrivere ciò che la memoria ha inciso nel loro cuore, nei loro ricordi. Questa piazza è il luogo delle nostre manifestazioni religiose, culturali, delle Feste di Settembre, ma è anche un sacrario», conclude Pupillo, «dove lancianesi e giovani di tutto il mondo hanno perso la vita per la libertà. Per questo ricorderemo il punto in cui cadde la bomba con una pietra d’inciampo». (s.so.)
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