Ricorso al Tar sul progetto anti-erosione

Vasto. Il Comitato Litorale vivo contesta il piano di intervento di località Vignola e la procedura adottata
VASTO. Non si tratterebbe solo di un intervento «dal grave ed irreversibile impatto ambientale», ma sul progetto graverebbero anche delle «illegittimità» essendo stato approvato ed affidato in appalto «prima della conclusione della procedura Vinca (Valutazione di incidenza ambientale». Sono alcuni dei passaggi su cui ruota il ricorso presentato al Tar di Pescara dal Comitato Litorale vivo, presieduto da Antonio Mercorio, contro le opere per contrastare l’erosione costiera a Vignola, località del litorale molto frequentata dai surfisti.
Protocollato lunedì il ricorso è stato diffuso dal Comune ieri, alla vigilia dell’incontro con il Comitato che si terrà oggi, alle 11, nell’aula consiliare, alla presenza del sindaco Francesco Menna, degli assessori e dei tecnici. Dopo aver promosso diverse iniziative, fra cui un coreografico flash mob in mare con una settantina di surfisti e un convegno, il Comitato ha deciso di ricorrere alla carta bollata. Nel mirino di Litorale vivo non sono finite solo le barriere soffolte che dovranno essere realizzate a Vignola «in un’area dove era prevista la ricostruzione della duna costiera per contenere l’erosione», ma soprattutto la procedura che, secondo i ricorrenti, «non ha preso minimamente in considerazione le osservazioni presentate». Il riferimento è al provvedimento del 22 gennaio, firmato dal dirigente Alfonso Mercogliano e dall’architetto Gisella La Palombara dove si legge, nero su bianco che, alla scadenza dei termini, «non è pervenuta alcuna osservazione». «Le osservazioni non solo erano state presentate», si evidenzia nel ricorso, «ma risultavano anche particolarmente rilevanti. La loro valutazione sarebbe stata non solo opportuna, ma addirittura necessaria laddove si consideri che sono state tutte ampiamente giustificate da letteratura scientifica e redatte con l’ausilio dei massimi esperti del settore».
Per il sodalizio il Comune ha approvato un progetto «dal grave ed irreversibile impatto ambientale e territoriale, destinato a mutare definitivamente Vignola compromettendone tutte le peculiarità».
Il progetto, redatto dall’ingegner Alessandro Mancinelli, prevede il posizionamento di barriere di rocce artificiali (frangiflutti) andando a chiudere una conca «caratterizzata anche dalla unicità delle proprie onde che l’hanno resa famosa a livello nazionale ed internazionale nel mondo sportivo e che sono un punto di eccellenza per gli amanti del surf (100mila solo in Italia)». I ricorrenti evidenziano anche che il progetto «è stato approvato ed affidato in appalto prima della conclusione della procedura Vinca, neutralizzandone ogni funzione ed efficacia. Tale vizio travolge l’intera procedura». Da qui la richiesta di annullamento degli atti previa sospensiva. La partita è solo all’inizio.
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