Rifiuti, il Comune ritenta Per la Tari batosta certa

31 Marzo 2017

Oggi torna in aula la delibera corretta dagli «errori materiali». Di Primio: «Rincari per coprire il buco da un milione». D’Ingiullo: «È l’eredità del centrosinistra»

CHIETI. All’appello manca un milione, e per far quadrare i conti il Comune tira dritto, e ripresenta in aula l’aumento della tassa sui rifiuti. Quella che arriva oggi all’attenzione dell’assise, in sostanza, è la stessa delibera che due giorni fa ha fatto “inciampare” la maggioranza, che non è stata in grado, o non ha voluto, mantenere il numero legale. Risultato: la seduta si è chiusa per le troppe defezioni. Stessa delibera, dunque, ma emendata di quelli che sono stati ricondotti a semplici «errori materiali», come l’aumento del 99% dell’aliquota per i non residenti che figurava nella tabella. Un semplice errore di battitura, dicono ora autorevoli esponenti di maggioranza, che due giorni fa hanno mandato su tutte le furie i consiglieri di opposizione. Ad apportare i “correttivi” sono due emendamenti della stessa maggioranza. In realtà l’aumento medio per le famiglie sarebbe compreso in un range che va “solo” dal 15 al 23%. E mentre i cittadini stanno tirando un respiro di sollievo, rinfrancati dalla notizia di dover pagare quasi un quarto in più rispetto all’anno precedente, quelli che stanno facendo salti di gioia per i rincari sono i commercianti e gli artigiani. A pagare di più, tuttavia, saranno cinema, banche, ospedali e grandi centri commerciali. «Se venisse approvata la delibera», dice Letizia Scastiglia (Cna), «non potremmo tacere di fronte a decisioni che colpiscono particolarmente le attività produttive, di commercio e servizi, già in difficoltà, sia per la crisi dei consumi che ormai da anni affligge la nostra economia, sia per la stagione invernale, contraddistinta da condizioni climatiche che hanno causato una serie di problemi che sono sotto gli occhi di tutti». Secondo la Cna, al contrario, sarebbe il caso di alleggerire il carico «di chi tenta di creare ricchezza sul territorio, generare occupazione e contribuire, attraverso le tante imposte e i tanti tributi versati, alla salute finanziaria delle istituzioni. Ci riserviamo», ecco l’affondo, «nel caso in cui venissero ratificati i rincari, di intraprendere tute le azioni consentite per la tutela delle piccole e medie aziende, degli artigiani e dei cittadini». A spiegare i motivi che spingono l’amministrazione a raschiare il fondo del barile, è il consigliere comunale di Chieti di Forza Italia, Marco D’Ingiullo, consapevole che si tratti di un provvedimento impopolare. Ma il refrain, in sostanza, è sempre lo stesso: è colpa di chi c’era prima. «Volevo evidenziare», dice, «come si è giunti a questa maggiorazione del 15-20% circa. La raccolta dei rifiuti è stata affidata tramite bando con capitolato, già confezionato dalla vecchia amministrazione di centrosinistra, e adottato giocoforza e in fase di urgenza dall’amministrazione Di Primio nell’ottobre 2010. Il capitolato prevedeva che lo smaltimento dei rifiuti avvenisse a un costo di 60 euro a tonnellata presso la discarica di Cupello. In realtà la discarica di Cupello si rifiutò di far entrare i rifiuti, e a quel punto gli stessi furono dirottati (dal 2010 al 2016), presso altre discariche come quella di Sogliano e Cesca (nell’Aquilano)». Il risultato è stata la lievitazione dei costi per circa tre milioni, scesi poi a circa un milione e 300mila euro in seguito a una transazione.

«Morale della favola», aggiunge D’Ingiullo, «l’amministrazione viene colpita da una nuova spesa straordinaria e a differenza loro (della precedente giunta di centrosinistra, ndr), invece di far lievitare il debito con inutili ricorsi, provvede alla chiusura del contenzioso, evitando così come fanno spesso fanno loro di tramandare il debito alle future amministrazioni. Dalla loro incompetenza, prenderemo spunto per confezionare a breve un nuovo bando con annesso capitolato in grado di poter garantire in futuro spiacevoli sorprese, magari partendo da un costo di 120 euro a tonnellata. Le minoranze a Chieti, in quanto a contenuti e argomentazioni lasciano molto a desiderare». Un rincaro inevitabile, secondo il sindaco Umberto Di Primio, a causa di quel capitolato che viene da lontano, i cui esiti sono però ancora in grado di condizionare le scelte dell’amministrazione. «Se ci portiamo dietro queste somme», spiega riferendosi al famoso milione di debito, «l’anno prossimo dovremo caricare sulla Tari tutte quelle somme del passato non riscosse. E i milioni da recuperare diventerebbero 3».