Rifiuti pericolosi Il no ambientalista si rimette in moto

13 Aprile 2018

Atessa. Riapertura Ciaf: nuovo incontro giunta-associazioni Legambiente: in Val di Sangro vogliamo solo green economy

ATESSA. Il sindaco Giulio Borrelli ha convocato in Comune, ieri pomeriggio, una seconda riunione con le associazioni ambientaliste per decidere future strategie e scongiurare la riapertura della Ciaf a Piazzano (progetto presentato dalla EcoEridiana) e l’apertura di un centro di raccolta di rifiuti tossici ospedalieri (presentato dalla Di Nizio srl), a Saletti. È stato Borrelli ha sollevare il caso nei giorni scorsi e a chiamare a raccolta associazioni, movimenti e popolazione. Ieri sono state coinvolte alla riunione Nuovo Senso Civico, Legambiente, Wwf, Noimessidaparte e Cai. Il sindaco ha ringraziato tutte le associazioni ambientaliste che, prontamente, hanno raccolto l’invito alla mobilitazione lanciato dal Comune e stanno collaborando per valutare tutti i modi possibili per opporsi ai due nuovi progetti.
Per quanto riguarda la Ciaf, dopo molti anni il capitolo che si credeva chiuso si riapre con una richiesta, da parte di una nuova società, che vuole rilevare l‘impianto. «All’epoca era il 2000» dichiara Luzio Nelli di Legambiente Abruzzo che oggi lancia un appello alla mobilitazione, «contrastammo subito il tentativo di far passare come una semplice variante gestionale la richiesta per il trattamento dei rifiuti pericolosi con l’acquisizione di nuovi codici. Presentammo un dossier di Legambiente che evidenziava i limiti strutturali dell’impianto non adeguato per il trattamento dei rifiuti di cui si faceva richiesta». Il dossier fu consegnato a Comune, Regione e Commissione VIA. «Due erano i punti su cui l’associazione sollevò dubbi», continua Nelli, «confermati successivamente dagli eventi: il primo riguardante la gran mole di rifiuti, circa 210.000 tonnellate di rifiuti l’anno, da trattare senza un’adeguata tecnologia, e il secondo riferito all’ubicazione dell’impianto in un’area passata da zona industriale a zona artigianale-commerciale cioè urbanizzata e, quindi, non adatta per le emissioni altamente inquinanti e la probabilità di rientro nella direttiva Seveso».
Gli avvenimenti successivi confermarono le ragioni di Legambiente e dell’allora comitato Costambiente.
L’inchiesta “Mare Chiaro” nel 2006 che coinvolse la Ciaf, portò alla luce un giro illegale di rifiuti altamente tossici e dimostrò l’attendibilità di quanto denunciato da Legambiente. «Per coerenza con quanto fatto negli anni dalla nostra associazione», dichiara Rebecca Virtù, segretario circolo Legambiente Atessa, «ci opponiamo alla riattivazione della Ciaf. Ieri come oggi questo impianto, come altri a forte impatto ambientale, è incompatibile con la nostra idea di sviluppo della Val di Sangro, cioè di un ecodistretto industriale, uno strumento di gestione del territorio che tenga insieme qualità dell’acqua, suolo e aria; un distretto rifiuti free, con aziende che utilizzano energie rinnovabili, attraverso l’autoproduzione e la generazione distribuita. La Val di Sangro deve diventare un pilastro della green economy attraverso la decarbonizzazione e la smaterializzazione delle attività produttive».
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