Rifiuti pericolosi, proroga al progetto

17 Ottobre 2018

Atessa. Si allungano i tempi di valutazione per l’impianto proposto dalla Di Nizio. Severo: colpa di un errore della Regione

ATESSA. Progetto rifiuti ospedalieri in Val di Sangro, si allungano i tempi a causa di una svista del Servizio di valutazione ambientale della Regione. È quanto sostiene l’associazione ambientalista Noimessidaparte. Il progetto per la realizzazione di un impianto di trattamenti rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione, con adiacente deposito per rifiuti pericolosi e non, è stato presentato dalla Di Nizio srl e dovrebbe sorgere in località Saletti, in un sito di proprietà della Colasante Holding. Ampia è stata finora la protesta dei cittadini, sfociata in una partecipata manifestazione in Val di Sangro lo scorso maggio. Il progetto, che attualmente è in sede di valutazione di impatto ambientale, ha ottenuto una proroga dei termini di 30 giorni. «E dire che eravamo già pronti a festeggiare», afferma Marco Severo, presidente di Noimessidaparte, «quando lo scorso 5 ottobre il Servizio di valutazione ambientale regionale comunicava alla proponente il preavviso di archiviazione della pratica con termine fissato al 10 ottobre, alla luce di una mancanza di comunicazioni da parte della Di Nizio. Il 9 ottobre, però, la società con una comunicazione inviata al Servizio di valutazione chiede una proroga dei termini poiché l’azienda, come descritto nel documento, non ha mai ricevuto la richiesta d’integrazioni da parte di Arta, né tantomeno reperibile sul sito istituzionale del Servizio di valutazione ambientale. Il 10 ottobre il Servizio di valutazione risponde alla proponente Di Nizio, ammettendo che “per mero errore” alcuni documenti non sono stati portati a conoscenza della Di Nizio e, quindi, “per quanto sopra, si ritiene di poter concedere una proroga di trenta giorni a far data dalla presente comunicazione. Pertanto, il termine ultimo perentorio per la presentazione della documentazione è fissato al 10 novembre 2018”. Alla luce di questo “errore” ci chiediamo in che mani siano affidate l’ambiente, la salute pubblica e i cittadini di Atessa», sottolinea Severo, «possibile che una svista così sempliciotta -del resto si tratta di un atto con tanto di numero di protocollo- finisca per prolungare i termini di un procedimento che è fissato, per legge, per un massimo di 180 giorni? Più che un mero errore lo riteniamo una inadempienza delle regole e nello specifico una violazione alla legge 241 del 1990». Il progetto consiste nella realizzazione di un impianto di sterilizzazione di rifiuti sanitari a rischio infettivo con potenzialità di trattamento di 20.000 tonnellate l’anno, al quale sarà associato un deposito di rifiuti, sia non pericolosi per 10.500 tonnellate l’anno sia pericolosi per 4.500 tonnellate l’anno.
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