Rifiuti sugli argini del Sangro «Mettiamo le fototrappole»

19 Aprile 2017

Paglieta. Appello di Nelli (Legambiente) alle amministrazioni comunali della vallata «Materiali di ogni genere lungo le sponde: fate controlli per scoraggiare chi inquina»

PAGLIETA. Un appello a tutte le amministrazioni della Val di Sangro per salvare il fiume, secondo per lunghezza tra i fiumi regionali, che dà il nome alla valle più industrializzata d’Abruzzo e che nel Frentano sta lentamente e inesorabilmente cedendo il passo al degrado e all’abbandono. L’associazione ambientalista Legambiente, tramite il suo esponente Luzio Nelli torna ad occuparsi del Sangro e dei fenomeni di abbandoni selvaggi di rifiuti che da anni interessano ogni ansa e ogni sponda raggiungibile in auto o a piedi del corso d'acqua. Pneumatici, materiale edile di scarto, vecchi elettrodomestici, plastica, vetro, pc, rifiuti pericolosi come eternit e perfino sacchetti di pattume organico e abiti usati: il fiume Sangro è letteralmente preso d’assalto dagli incivili. In numerosi punti sembra di essere in una discarica a cielo aperto che rischia di compromettere ulteriormente la qualità, già scarsa, delle acque.

Per gran parte del suo percorso infatti il Sangro è quasi totalmente privo di argini e, in caso di piene o forti acquazzoni ogni cosa si riversa nel fiume. Tutto arriva a valle, nel mare della Costa dei trabocchi, compresi tronchi e rami che si accumulano ad ogni piena. Le bonifiche da parte dei Comuni, quando effettuate, sono inoltre costose e difficili.

«L’asta fluviale e le anse del Sangro continuano a essere interessate da un continuo abbandono di rifiuti di ogni genere», interviene Nelli. «Questo bellissimo fiume, che ha pagato già un caro prezzo per un modello di sviluppo a forte impatto ambientale, meriterebbe un’attenzione e un presidio particolari oltre che costanti. Un fiume che nonostante tutto mantiene ancora tratti naturalistici bellissimi con caratteristiche che si prestano a percorsi ciclabili e pedonabili, tali da renderlo una risorsa preziosissima per i servizi ecosistemici e per il Parco della costa teatina. Per Legambiente sarebbe necessario inserire questo corridoio ecologico nella futura area naturalistica protetta proprio per garantirne la salvaguardia». Di qui la proposta dell’associazione di avviare controlli sistematici e ripetuti su tutto il corso fluviale per «contrastare questi atti delinquenziali nei confronti dell’ambiente e del paesaggio».

La soluzione immediata potrebbero essere delle fototrappole, già utilizzate in alcuni comuni per scoraggiare il fenomeno degli abbandoni illeciti di rifiuti anche a seguito dell’avvio della raccolta differenziata porta a porta. «Le fototrappole», prosegue Nelli, «sono mobili e possono quindi essere spostate a seconda delle necessità nei luoghi “sensibili”. Tali esperienze già praticate da molti amministratori del territorio hanno dato risultati positivi. Proponiamo a questo punto che tutte le amministrazioni comunali della Val di Sangro acquistino un paio di fototrappole, il che comporta una spesa irrisoria e assolutamente sostenibile, da collocare nei posti di maggior abbandono dei rifiuti. In questo modo si creerebbe un monitoraggio itinerante tale da frenare e colpire questa vile inciviltà. Per sperare in una buona riucita tutti i comuni dovrebbero fare la propria parte: cosi facendo contribuirebbero a mettere fine a questo Far west dei rifiuti».

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