Risarcita dal Comune per lo stress da falso

16 Aprile 2017

Le cambiano a penna la carta d’identità: bloccata in aeroporto e denunciata. Ottiene i danni morali

MIGLIANICO. In Comune le cambiano a penna la carta d’identità e per questo viene denunciata e costretta a subire un processo. Adesso l’ente è stato condannato a risarcire i danni morali e materiali per lo stress psicologico causato ad una sua cittadina. Nel giugno 2008 P.C., studentessa a Londra, si era rivolta all’ufficio anagrafe per rifare la carta d’identità scaduta. Nel frattempo era entrata in vigore la nuova normativa del ministero degli Interni che disponeva la validità decennale delle nuove carte di identità. L’impiegato del Comune di Miglianico, visto che il terminale in dotazione all’ente emetteva ancora i documenti con scadenza quinquennale, prese una penna biro e modificò a mano la data di scadenza sul documento di riconoscimento della donna. Questa, perplessa, chiese all’impiegato se la procedura adottata fosse regolare, venendo tranquillizzata al riguardo. Ma qualche anno dopo, nel 2014, durante un controllo all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) per l’imbarco del volo per Londra, la donna è stata fermata dalla polizia in quanto trovata in possesso di carta di identità alterata e contraffatta e, per questo, denunciata a piede libero. A quel punto per P.C. inizia il calvario del procedimento penale, scaturito a seguito di richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura di Bergamo. All’udienza davanti al Gup bergamasco, nel 2015, l’avvocato Sandro Mammarella del foro di Lanciano ha presentato in giudizio una missiva del Comune di Miglianico, a firma del sindaco, che chiariva candidamente come la modifica apportata a penna sulla carta di identità fosse stata eseguita nel rispetto delle regole e leggi vigenti vista l’impossibilità per l’ente di dotarsi in tempo del nuovo software del Ministero. A quel punto il Gup di Bergamo ha accolto la richiesta di archiviazione e disposto di non doversi procedere nei confronti dell’imputata. «La mia assistita ha dovuto sostenere non solo spese materiali ma ha subito anche un contraccolpo psicologico dalla vicenda, tanto da avere serie difficoltà anche a riprendere gli studi», spiega l’avvocato Mammarella. Da qui la decisione di citare in giudizio il Comune di Miglianico per vedersi risarcire tutte le spese sostenute per il procedimento penale subito ingiustamente, ma anche per il risarcimento del danno morale. Il giudice di pace di Chieti, Mariaflora Di Giovanni, ha accolto la richiesta risarcitoria avanzata da P.C., compresa la condanna del Comune di Miglianico al ristoro del danno morale, stabilito in circa 5mila euro. «La pronuncia crea un precedente giuridicamente rilevante», sottolinea il legale, «questo caso risulta paradossale e al tempo stesso rassicura i cittadini della possibilità concreta di chiedere i danni alla pubblica amministrazione quando crea un danno o disagio con la condotta dei suoi dipendenti». (s.so.)