Rischio dissesto senza farmacia ai privati

L’amministrazione ha bisogno di fondi per fare cassa, altrimenti potrebbero arrivare aumenti delle tasse e tagli alle spese
CHIETI. La crisi in cui è precipitata l’amministrazione Di Primio mette a rischio il futuro della città: senza la vendita della farmacia di Filippone a 1,3 milioni, il Comune potrebbe sprofondare in dissesto finanziario. Cioè tasse più alte per tutti, tagli ancora più drastici ai servizi, soprattutto quelli sociali, e spese ridotte all’osso con il rinvio a data da destinarsi dei grandi cantieri per cambiare faccia a Chieti. Non è una possibilità remota: l’ipotesi, già accennata dagli ex revisori dei conti, è stata rilanciata dai 15 consiglieri fedelissimi del sindaco Umberto Di Primio nella lettera di accuse ai ribelli della maggioranza che, mercoledì scorso, votando con l’opposizione hanno affondato il piano del centrodestra per fare cassa: i ribelli, così dice la lettera, «hanno compromesso, con il proprio comportamento, la già difficile situazione finanziaria dell’ente che sarà costretto ad effettuare ulteriori tagli su settori e servizi delicati, in primis, il sociale».
Il Comune, finito sotto la lente della Corte dei conti per un buco da 10 milioni di euro rappresentato dall’anticipazione di cassa, si trova con le spalle al muro: entro fine anno deve trovare almeno 1,3 milioni di fondi per iniziare a ripianare quel buco. Ma sarà difficile trovarli dalla vendita della farmacia di Filippone: finora, Di Primio non ha certezza di avere la maggioranza e sono tornati a mettersi in mezzo anche i sindacati.
È sempre più difficile per Di Primio andare avanti e le dimissioni come ultima spiaggia restano un’eventualità: per domani alle 12 è stata convocata la conferenza dei capigruppo che dovrebbe indicare la data di un nuovo consiglio comunale con la vendita della farmacia all’ordine del giorno.
I 5 ribelli – Stefano Rispoli e Mario Troiano, ex di Forza Italia passati al gruppo misto, Mario De Lio e Roberto Melideo dell’Udc, Diego Costantini, appena espulso dalla Lega – restano contrari alla cessione ai privati. Costantini ha ribadito il suo no anche dopo l’offerta di un posto in giunta arrivata dal sindaco, un’offerta che il consigliere ha rifiutato. Messa così, se l’opposizione si presentasse ancora una volta compatta in aula, i contrari alla vendita sarebbero 17 e Di Primio, fermo a quota 16, si ritroverebbe ancora una volta sotto: sarebbe la quarta volta in un mese.
Secondo i dati del Comune, delle tre farmacie pubbliche aperte in città, quella di Filippone incassa meno delle altre (via Casoli a Chieti Scalo e al Tricalle) e proprio per questo è stato scelto di sacrificarla: 985.545 euro di vendite all’anno a fronte di 1.888.765 euro allo Scalo e 1.437.540 al Tricalle. La base di vendita è di 1,3 milioni con rilanci minimi di 50mila euro. Ma senza il sì del consiglio, non si può andare avanti.

