Rissa tra i rom, è scontro sulle versioni

15 Luglio 2020

Secondo giorno di interrogatori sulla lite a Santa Rita: sotto accusa lo scambio di una casa popolare

LANCIANO. Secondo giorno di interrogatori per la rissa tra famiglie rom nel quartiere Santa Rita. Questa mattina in tribunale vengono sentiti i componenti dell’altro ramo della famiglia Guarnieri, quello che abita in via Sabino dove, lo scorso 26 giugno, è avvenuta l’aggressione a colpi di bastoni, spranghe e cric per auto. Si tratta di Gaetano Guarnieri, 60 anni, del figlio Sante, 23, e del genero Enzo Manzi, 43, tutti e tre sottoposti agli arresti domiciliari, e poi di Demis Manzi, 21 anni, Federico Cervelli, 20, e Kevin Guarnieri, 21, questi ultimi sottoposti ad obbligo di firma. Tutti sono assistiti dall’avvocato Gaetano Pedullà. Ieri, intanto, in tribunale hanno sfilato gli indagati della fazione rivale: il capofamiglia Angelo Guarnieri, 62 anni, i figli Gaetano, 37, e Fabrizio, 33, e il nipote Fioravante Di Rocco, 18. Assistiti dall’avvocato Vincenzo Menicucci, tutti e quattro hanno risposto alle domande del gip Riccardo Audino. «I miei assistiti hanno dato la loro versione dei fatti», dice l’avvocato Menicucci, «non posso dire quale essa sia, poiché le indagini sono ancora in corso e gli interrogatori non sono chiusi. Ma avremo modo di riscontrare la versione dei miei assistiti e di vagliarla meglio successivamente, tenendo conto delle risultanze che saranno acquisite agli atti in merito agli accertamenti della polizia scientifica, che sta ancora vagliando i video girati da alcuni residenti della zona che hanno ripreso gli esatti accadimenti del 26 giugno».
Emergono versioni contrastanti, dunque, su quello che è accaduto tra le 19 e l’1.30 di quel venerdì, quando il quartiere Santa Rita è stato messo a ferro e fuoco dalle due fazioni di Guarnieri. Il motivo scatenante è un appartamento Ater in via Sigismondi, scambiato di comune accordo tra cugini, uno dei quali, Tommaso Guarnieri, primo assegnatario, ne pretende la restituzione poiché così era previsto nei patti. Verrebbero meno, secondo questa parte dei Guarnieri, anche le minacce perpetrate dallo stesso (in carcere a Vasto per aver violato la misura di sorveglianza cui era sottoposto, ma non ha partecipato alla rissa), in particolare il gesto della pistola mimato con la mano, che avrebbe scatenato gli scontri e sarebbe stato immortalato in una foto. Un’immagine, secondo i familiari, presa dal social Facebook e non scattata il 26 pomeriggio come dichiarato dalla fazione rivale. Oggi tocca al resto della famiglia dare la propria versione di quel venerdì di botte e minacce. (s.so.)