Riti pasquali, oggi c’è l’“Incontro dei santi”

17 Aprile 2022

La rievocazione alle 12.30 davanti alla cattedrale dopo la messa celebrata dal vescovo Cipollone

LANCIANO. È il tradizionale “Incontro dei santi” a caratterizzare la Pasqua in città. I riti, infatti, legati alla Settimana santa e poi alla festa della resurrezione di Cristo non sono finiti a Lanciano e proseguiranno fino a martedì. Oggi c’è l’Incontro dei santi. Attorno alle 12.30, dopo la messa pasquale celebrata nella cattedrale della Madonna del Ponte dall’arcivescovo Emidio Cipollone, si rievoca l’incontro tra Gesù risorto e Giovanni con quest’ultimo che, di corsa, va a dare la bella notizia alla Vergine Maria. Tre volte San Giovanni annuncia alla Madonna che il Figlio è risorto, e solo al terzo annuncio e alla vista di Gesù la Madonna perde l'abito nero di lutto e fa risplendere l’abito verde dal manto bianco (i colori che richiamano la primavera). Le tre statue lignee del Salvatore, della Madonna e di San Giovanni, sono portate in spalla dai confratelli delle congreghe del Purgatorio, Sant’Agostino e Santa Maria Maggiore e restano fino a martedì nella cattedrale.
Alle 12 di martedì ci sarà il “Saluto dei santi” al Salvatore e il ritorno delle statue nelle rispettive chiese. «Questa tradizione dell’incontro dei santi evidenzia come sia la relazione a fondare la nostra fede», dice l’arcivescovo Cipollone, «relazione con Dio e relazione tra di noi. Nell’incontro tra la Madonna, San Giovanni e il Salvatore c’è l’incontro della comunità ecclesiale con il Signore. Dopo la processione di Venerdì santo dell’effigie del Cristo morto con l’Arciconfraternita (il vescovo alterna ogni anno la partecipazione alle processioni del Venerdì tra Lanciano e Ortona, ndc) ho ricordato che il buio, la morte e le tenebre, durano solo dalle 12 alle 15. Come diceva don Tonino Bello, le tenebre sono circoscritte e il Calvario non è un terreno edificatorio: non ci si abita nella sofferenza perché c'è la risurrezione. Si lascia aperta la porta alla speranza, alla Pasqua. C’è la nascita dopo la morte», continua monsignore, «e questa nascita può avvenire in due modi: insorgendo o risorgendo. Insorgere significa “alzarsi contro”, e quindi generare guerre, egoismo, far del male; mentre risorgere significa “andare verso”, elevarsi verso Dio verso gli altri fratelli. Anche nella nostra grande diocesi dobbiamo risorgere accogliendo chi arriva, ma anche chi vive già qui e crescere nella figliolanza e fraternità».
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