Rosato: ecco come aiutiamo i bimbi africani

5 Maggio 2019

Il presidente di Progetto Etiopia onlus: portiamo medici dove è alta la mortalità dei minorenni

LANCIANO.. Un viaggio di 11 giorni ma un’esperienza intensa ed emozionante che resta per la vita. Racconta questo il reportage dall’Africa degli operatori sanitari frentani che lo scorso gennaio sono partiti insieme all’associazione “Progetto Etiopia onlus” per portare, per la prima volta, anche assistenza sanitaria nei villaggi dei Gurage. «L’iniziativa», spiega il presiedente della onlus, Angelo Rosato, «prende spunto dalla necessità di organizzare, periodicamente, la presenza di professionisti della medicina nelle zone lontane da Addis Abeba, dove è alta la mortalità di bambini per mancanza di acqua potabile, cure specifiche e personale qualificato».
La onlus frentana negli anni ha investito circa 600mila euro, frutto di donazioni, per realizzare pozzi e scuole (a gennaio sono state inaugurate tre aule). «Nei viaggi portiamo computer, generatori di corrente, medicine che nascondiamo nelle valigie», dice Rosato, «abbiamo donato un elettrocardiografo, grazie al protocollo d’intesa firmato con Antonio Verna, presidente Iasmed». «Abbiamo effettuato soprattutto visite pediatriche, 20-25 al giorno, sia nel Punto di primo soccorso di Maganasse che nei villaggi», racconta Maurizio Maddestra, neurologo del Renzetti, «la mortalità infantile è molto alta e il personale medico è raro, sono gli infermieri ad occuparsi di tutto».
Grazie all’elettrocardiografo donato dalla onlus, Valerio Flacco ha scoperto un bambino con una grave cardiopatia. «Disidratazione e diarrea sono i disturbi più frequenti», spiega l’ex primario di pediatria, «i bambini sono malnutriti. Ci siamo dati da fare ma non abbiamo la bacchetta magica: il rammarico è il non poter fare, specie per alcune patologie, quello che si aspettano da noi. Resta una spina nel cuore».
Della spedizione hanno fatto parte anche l’infermiera Rosetta Di Fazio, la fisioterapista Donata Basile, Alvaro Rosi dell’associazione, il fotografo professionista Roberto Colacioppo, il direttore regionale Cia, Mariano Nozzi, e quello provinciale, Alfonso Ottaviano. «La prima sensazione è di impotenza, per tutto quello che ci sarebbe da fare», racconta Nozzi, «poi piano piano viene fuori il contributo che ognuno può dare». La Cia Abruzzo avvierà un programma di sostegno alimentare per i bambini di alcune delle scuole costruite dalla onlus.
Stefania Sorge
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