Rose bianche sulla bara di Michele La mamma: «Noi siamo fieri di te»

Chiesa gremita per l’addio al 20enne precipitato da sette metri mentre cercava il gatto sul tetto di casa I compagni di scuola: hai seminato vento e raccolto energia eolica, una parte di te sarà sempre con noi
FILETTO. «Grazie Michele per tutto quello che ci hai dato. Noi siamo fieri di te». Poche parole dette a mezza voce e un volto coperto dalle lacrime. Ma, d’altronde, come si fa a trovarle quando una madre perde ciò che ha di più prezioso al mondo, quando è lei a chiamare l’ambulanza nella speranza che per il suo piccolo ci sia ancora una possibilità. Lucia Di Domenico è salita sul pulpito della chiesa di Santa Maria ad Nives, a Filetto, e ha ringraziato tutti coloro «che hanno onorato il nostro Michele». Ieri, durante i funerali di Michele Di Loreto, lo studente di 20 anni morto venerdì dopo essere precipitato da 7 metri mentre cercava il gatto sul tetto di casa, è piombato il silenzio rotto solo dal lungo applauso che ha accompagnato il carro funebre verso il cimitero del paese, a poche centinaia di metri da via Aiarella 16, dove è accaduta la tragedia.
IL FUNERALE Papà Franco ha provato a dare forza alla moglie e alla figlia Martina abbracciandole per tutta la durata della messa, ma anche per lui è stato difficile essere forte quando al tuo fianco ti trovi la bara di tuo figlio di soli 20 anni. Avvolta da un cuscino di rose bianche, al centro della chiesa sopra la bara in legno chiaro c’era la foto di Michele sorridente, in giacca blu e cravatta rossa per il suo 18° compleanno. Dietro i banchi della famiglia, c’erano in lacrime i compagni del liceo scientifico Nicola da Guardiagrele dove Michele si era diplomato due anni fa, poi le insegnanti e i parenti. C’erano tutti per Michele, anche le decine di persone rimaste fuori dalla chiesa perché piena. Tutti increduli per una tragedia che ha spezzato improvvisamente sogni, passioni e il futuro di un ventenne.
L’OMELIA«Ci chiediamo perché», ha detto frate Marino Raffaele Zucchinali nell’omelia, «perché a una famiglia semplice, laboriosa? Perché a un ragazzo nel fiore degli anni, ancora nell’età dell’innocenza, della bellezza? Sono domande a cui noi uomini non sappiamo rispondere, ma il nostro cuore è troppo turbato e ci rende impetuosi. Dio soltanto può perdonare, risanare, risuscitare».
GLI AMICI IN LACRIMETanti anche gli amici d’infanzia e del liceo. «Caro Michele, è veramente difficile accettare tutto questo», legge Emanuele De Rita, «ci sembra surreale il fatto che tu non sia più tra noi. Fino a pochi giorni fa ci raccontavi di quanto fossi soddisfatto della tua vita ultimamente. Vogliamo mantenere il ricordo della persona premurosa, ironica e intelligente che eri». Sono tanti i ricordi e i momenti che ieri gli amici hanno voluto raccontare davanti alla bara di Michele. «Avremo sempre nel cuore tutti i compleanni allo Sherlock, la maturità, quell’indimenticabile notte di Halloween, il viaggio a Corfù, la tua carbonara alle quattro di notte, quell’avventura a Napoli dove sei stato la nostra guida culinaria», racconta Antonio Di Crescenzo, «eri il primo a credere in ogni nostro sogno e obiettivo, prima ancora che lo facessimo noi». Bravo, studioso e sempre tra i primi banchi «molti ti descrivono come un ragazzo riservato, di poche parole», ricorda Federico Pepe, «ma noi abbiamo avuto l’onore di conoscerti a pieno e di vedere il tuo lato più esuberante e vivace. Hai seminato vento e raccolto energia eolica, tu eri per noi come il fischio del treno per Belluca, ci hai scandalizzato come la Carrà con il Tuca Tuca. Una parte di te vivrà in ognuno di noi. Continueremo a vincere per te e ti porteremo in taxi sulla luna».

