Rotto il macchinario per gli esami Malati di tumore rimandati a casa

25 Maggio 2022

Pazienti con il liquido radioattivo già iniettato per il controllo costretti a rinunciare agli accertamenti Protestano le associazioni di cittadini: «Stop alla Pet sui Tir, la situazione è diventata insopportabile»  

CHIETI . Si rompe spesso e questa volta si è successo quando ai pazienti era già stato iniettato il liquido radioattivo che serve per fare l’esame con la Pet Tac. Giornata nera ieri per il reparto di Medicina nucleare diretto da Gianluigi Martino, che utilizza la Pet Tac per esami diagnostici che consentono nei casi oncologici di identificare il tumore, lo stadio della malattia, la sua evoluzione e, nei casi di infezioni, di poterne localizzare il sito e l’estensione.
La strumentazione in dotazione all’ospedale Santissima Annunziata è in affitto e l’esame viene fatto su un camion. Due tir stazionano una volta a settimana nel piazzale della centrale operativa del 118, a valle del pronto soccorso: uno dei due tir serve da sala d’aspetto, sull’altro i pazienti devono arrampicarsi per poter essere sottoposti all’esame.
Contro la Pet sui tir è sceso in protesta un gruppo di associazioni che si occupa di sociale e sanità. È nata una rete di sodalizi No Pet su Tir che ha portato avanti anche una raccolta firme per chiedere una Pet fissa all’interno del reparto di Medicina nucleare. Reparto quest’ultimo che, secondo alcuni, ha tutta la possibilità di ospitare l’apparecchiatura; secondo altri, invece, non ha gli standard necessari. Il direttore generale della Asl propende per la seconda opzione e attende la realizzazione di una nuova palazzina al Santissima Annunziata, all’interno della quale ha promesso che avrebbe sistemato una nuova Pet Tac fissa. Anche se il piano del direttore generale dovesse andare a segno, senza intoppi durante il percorso, passeranno però anni prima di poter far scendere la Pet dal Tir. Avere uno strumento di questo tipo su un camion non significa solo tanti disagi per i pazienti, ma anche esporre il macchinario a un maggior numero di rotture.
Ed è stata proprio una rottura a rimandare a casa i dieci pazienti previsti per il turno di ieri. Come anticipato, ad alcuni era già stato iniettato il liquido radioattivo che serve per fare l’esame. Il reparto ha provveduto a fornire loro una lista di raccomandazioni per comportamenti da osservare in simili casi. Per loro sono stati già fissati appuntamenti per il prossimo 6 giugno. Certo è che dovranno essere di nuovo sottoposti all’iniezione a poco tempo di distanza da quella di ieri. Due dosi con radiazioni per un solo esame.
Intanto, le associazioni della rete No Pet sui Tir tornano a protestare. La rete è formata dalle associazioni Gaia, con la presidente Patrizia Bonora, Lory a colori, diretta da Monica Marinari, Azione Parkinson Abruzzo, coordinata da Giusy Di Bari, e Il Popolo di Chieti con Gianni Di Labio e Roberto Sambenedetto. «I pazienti ci hanno avvisato della nuova rottura», dice Sambenedetto, «è una situazione non più sopportabile. Le file sono lunghe, il servizio, essendo su un camion, è molto difficoltoso per i malati. In tanti decidono di andare fuori regione, macinando chilometri, pur di potersi sottoporre a un servizio decente. Tra l’altro, la Tac in passato lavorava due giorni a settimana, mentre adesso un solo giorno su sette. E pensare che, se fosse fissa in reparto, potrebbe funzionare tutti i giorni, recuperando la mobilità passiva e, anzi, generando quella attiva. È dal 2012 che la Asl si trova in questa situazione. Il macchinario in affitto sui camion costa mezzo milione di euro, per acquistarlo si spenderebbe da 1,5 a poco più di 2 milioni di euro. Se questa operazione fosse stata fatta subito», conclude, «si può immaginare quanto si sarebbe risparmiato, sia in termini economici che di disagi per i malati».
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