Sabatino è in pensione, vuole la libertà

Oggi la decisione dei giudici aquilani sull’ex primario agli arresti domiciliari da quasi tre mesi
CHIETI. «Esigenze cautelari decadute». Su questo presupposto si basa l’appello al Riesame per Giuseppe Sabatino. Oggi la decisione dei giudici aquilani.
64 anni, ex primario neonatologo ed ex docente della D’Annunzio, ai domiciliari dal 15 luglio per presunte violenze sessuali verso almeno 8 madri di neonate, Sabatino è indagato anche per 20mila euro in tangenti, anch’esse presunte, ricevute oppure promesse da quattro informatori o dirigenti delle società Dicofarm e Mellin, finiti agli arresti in casa come il prof, per favorire la prescrizione di vitamine e latte in polvere. L’ex primario è ai domiciliari da 77 giorni. «Il mio assistito» spiega l’avvocato Andrea Di Lizio «non esercita più l’attività di primario nè quella di docente all’Università d’Annunzio, essendo andato in pensione. Ed è proprio alla luce di questi nuovi elementi che farebbero venire meno le esigenze cautelari che abbiamo fondato il nostro appello e quindi la richiesta di libertà»
Dopo oltre due mesi di detenzione preventiva l’ex pediatra che ha curato almeno tre generazioni di teatini deve ancora attendere la decisione dei giudici aquilani sul ricorso cautelare contro l’ordinanza del gip, Isabella Maria Aglieri, che gli ha negato la libertà perché, per il giudice, le esigenze cautelari non sono ancora cessate. Ora però per Sabatino le cose potrebbero cambiare e la nuova condizione di pensionato che non gli consentirebbe, in ipotesi, di ricommettere reati dello stesso tipo, come sostiene il suo difensore, potrebbero spalancargli le porte della libertà. Il caso del professor Sabatino ha diviso la città: da una parte gli accusatori e dall’altra anche mamme che, nonostante la vicenda giudiziaria, hanno mostrato stima per le capacità professionali e umane dell’ex pediatra.
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