Sabino chiusa dopo l’esplosione Incognita sui 70 posti di lavoro

8 Ottobre 2023

Il sindaco Marinucci annuncia una serie di incontri con i rappresentanti dell’azienda e dei dipendenti «È arrivato il momento di verificare quando arriverà la cassa integrazione. Andrò anche in Regione»

CASALBORDINO. La più grande preoccupazione per i 70 dipendenti della Esplodenti Sabino di Casalbordino è di non ottenere la cassa integrazione e di conseguenza trovarsi ad affrontare grandi disagi economici. Il futuro dell'azienda è un’incognita. Il cancello della fabbrica dopo 3 settimane di indagini resta chiuso e l’azienda è sotto sequestro. «In questi giorni», annuncia il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci, «ho intenzione di incontrare sia i rappresentanti dell'azienda che i lavoratori. È arrivato il momento di valutare la situazione, verificare se e quando arriverà la cassa integrazione. Subito dopo cercherò di parlare con il presidente della Regione, Marco Marsilio».
L'esplosione di una granata, il 13 settembre, scorso non ha causato solo la morte di tre lavoratori, Giulio Romano, Fernando Di Nella e Gianluca De Santis. Quell'esplosione ha catapultato i dipendenti in un incubo. Non c'è ancora una data stabilita per il dissequestro. I lavoratori però hanno assolutamente bisogno di uno stipendio. Nel 2020, dopo la prima tragedia costata la vita ad altri tre operai, l'Inps accordò la cassa integrazione dopo due mesi. Che succederà questa volta? I lavoratori hanno mutui e rette universitarie da pagare per i figli. I sindacati sono al lavoro da giorni per trovare una soluzione che possa garantire un futuro più sereno ai lavoratori. Nel caso non venga riconosciuta la cassa integrazione ordinaria sarà chiesta la cassa integrazione in deroga: un intervento di integrazione salariale a sostegno di chi non può ricorrere agli strumenti ordinari perché esclusi dalla tutela. La cassa integrazione in deroga viene concessa dalla Regione, oppure dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali di concerto con il ministero dell'Economia e finanze. Per questo i rappresentanti sindacali hanno intenzione di coinvolgere la Regione.
E non solo per la Cigd. «Abbiamo intenzione di chiedere la convocazione di un tavolo regionale», conferma Franco Spina (Cgil) segretario generale della Camera del Lavoro di Chieti, «per ottenere risorse comunitarie per l'aggiornamento dei lavoratori e la riconversione dello stabilimento di Casalbordino». Altro per il momento non viene specificato. Di sicuro sono giorni di grande lavoro e confronti. È assolutamente necessario trovare una soluzione che consenta a settanta famiglie di uscire dall'incubo in cui le ha fatte piombare la deflagrazione del 13 settembre. Una situazione niente affatto semplice con due inchieste in corso. Una che parte dal 2020, approdata qualche giorno fa davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Vasto e che vista la necessità di eseguire nuove perizie richiederà tempi piuttosto lunghi. L'altra appena iniziata e che si preannuncia ancora più delicata della precedente.
©RIPRODUZIONE RISERVATA