Sabino, l’esperto chiede tempo La perizia in aula il 28 marzo

26 Gennaio 2024

Il gup Capuozzo concede altri due mesi di studio all’ingegnere che deve stabilire le cause dell’esplosione Nella deflagrazione morirono tre operai. L’azienda va avanti con il piano di riconversione dell’attività

VASTO. Esplodenti Sabino: esperti ancora al lavoro per accertare le cause dell'esplosione del 21 dicembre 2020. L'ingegnere Francesco De Marzo, il perito super partes che dovrà stabilire quali furono le cause delle violenta esplosione che costò la vita a Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino; a Paolo Pepe, 45, di Pollutri e a Nicola Colameo, 46, di Guilmi, ieri mattina ha chiesto altro tempo al giudice delle udienze preliminari del tribunale di Vasto, Anna Rosa Capuozzo. La vicenda è delicata e va approfondita con attenzione. Il giudice ha concesso a De Marzo altri due mesi. L'udienza è stata aggiornata al 28 marzo.
La nomina del perito è stata decisa a ottobre 2023 a causa delle conclusioni contrastanti delle perizie eseguite dalla Procura e dai periti degli indagati sulla esplosione. La vicenda vede indagate nove persone. Per la Procura ci fu negligenza, imprudenza, imperizia e colpa specifica da parte dei responsabili della Esplodenti. Avrebbero dovuto controllare le lavorazioni. Diametralmente opposte le conclusioni dei periti degli indagati Adolfo Bacci e Luca Minestrini. Il perito super partes ha avviato la propria consulenza il 13 ottobre ma ha bisogno di altri approfondimenti.
Intanto il titolare della Esplodenti Sabino, Gianluca Salvatore, è potuto tornare negli uffici della polveriera, dissequestrati dalla Procura qualche giorno fa. I sigilli erano stati posti il 13 settembre scorso dopo la nuova esplosione che causò la morte di Giulio Romano, 56 anni, di Casalbordino; Fernando Di Nella, 44, di Lanciano, e Gianluca De Santis, 40, residente a Palata (Campobasso). La Esplodenti ora vuole portare a termine il nuovo piano industriale in attesa del dissequestro dell'intero stabilimento. Gianluca Salvatore è al lavoro per abbassare la pericolosità del sito produttivo. La Esplodenti è disposta a fare un passo indietro per riconvertire l'azienda e ridurre i pericoli per i lavoratori. Per questo il grande sito di 33 ettari tornerà alle funzioni di un secolo fa: inertizzazione di fuochi d'artificio, insieme allo smaltimento di batterie di auto. Il progetto prevede il reimpiego dei 70 dipendenti che hanno ottenuto la cassa integrazione fino a dicembre. (p.c.)
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