Sabino, pagati 13 giorni di lavoro Piccolo ristoro ai 70 dipendenti

L’azienda liquida al personale il periodo di settembre prima della chiusura per l’esplosione con 3 morti Il sindaco Marinucci: un passo avanti è stato fatto. Spina (Cgil): stiamo insistendo sul futuro dell’azienda
CASALBORDINO. Primo piccolo ristoro per i dipendenti della Esplodenti Sabino di Casalbordino. L'azienda ha versato ai lavoratori gli emolumenti per il lavoro svolto fino al 13 settembre, giorno dell'esplosione costata la vita a tre di essi: Giulio Romano, Gianluca De Santis e Fernando Di Nella. È un aiuto economico importante in attesa che venga concessa la cassa integrazione. «Un passo avanti è stato fatto», ha spiegato il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci. «La situazione resta comunque critica e il futuro incerto».
IL SINDACATO INCALZA
I sindacati sono tornati a sollecitare le istituzioni. «Stiamo insistendo», fa sapere il segretario generale della Cgil provinciale, Franco Spina, «con la Regione e con il ministero per accelerare le decisioni sul futuro della Esplodenti. Il sollecito è stato fatto insieme all'associazione industriale La cosa più importante al momento è il futuro e soprattutto decidere come e in che modo ricollocare i lavoratori o avviare la riconversione».
L'INCONGNITA INPSL’Inps per il momento tace sull'eventuale sblocco della prima tranche di cassa integrazione ordinaria. Una decisione tutt'altro che scontata ricordando che già nel 2020, dopo il primo incidente mortale l’istituto di previdenza aveva negato la concessione della cassa integrazione in considerazione dello svolgimento di un’inchiesta penale. Un successivo intervento dei sindacati con l'amministrazione comunale di Casalbordino e Confindustria aveva sbloccato la situazione. Adesso le inchieste sono due. La situazione è ancora più critica. I sindacati stanno insistendo con la Regione e il Ministero facendo leva sul fatto che la complessa vicenda giudiziaria richiede tempi di chiusura molto lunghi e ciò comporta il blocco degli stipendi per diversi mesi se non addirittura per anni.
LA REGIONEAlla Sabino Esplodenti, azienda che si occupa di azioni di demilitarizzazione di munizioni ed esplosivi, la produzione è ferma dal giorno dell’incidente. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, e l’assessore regionale al lavoro, Pietro Quaresimale, hanno partecipato a inizio ottobre al vertice istituzionale convocato dal sindaco di Casalbordino per affrontare il futuro dell’azienda e la possibilità di ottenere la cassa integrazione per i 70 dipendenti rimasti senza stipendio. «Ci siamo impegnati su due livelli», ha fatto sapere il presidente Marsilio, «mi occuperò, insieme all’impresa e al ministero della Difesa, di costituire il tavolo di lavoro volto alla riconversione dell’attività aziendale e alla modifica dei processi produttivi che la Esplodenti Sabino ha proposto per migliorare la sicurezza dei lavoratori. L’assessore Quaresimale, con il supporto degli uffici regionali, solleciterà invece l’Inps, come già avvenne tre anni fa in occasione del primo incidente, per attivare la cassa integrazione ordinaria. Bisogna mettere in sicurezza i lavoratori che hanno perso lo stipendio e soprattutto dare una prospettiva stabile all’azienda per la riapertura dell’attività».
L’INCHIESTANel frattempo i giudici del tribunale di Vasto si stanno occupando della esplosione del dicembre 2020. Francesco De Marzo, il perito nominato dal gip Anna Rosa Capuozzo, dal 12 ottobre è al lavoro per stabilire quali furono le cause della violenta deflagrazione che costò la vita a Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo. La nomina del perito si è resa necessaria a causa delle conclusioni contrastanti delle perizie eseguite dalla Procura e dagli indagati. Nove le persone indagate accusate a vario titolo di omicidio colposo plurimo aggravato, perché commesso con la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e disastro colposo. Le conclusioni di De Marzo saranno rese note nel corso della prossima udienza in programma a gennaio 2024. (p.c.)
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