Salta il piano dei falchi del Pd: troppo rischioso per governare

Arriva lo stop alla cacciata del polo civico di De Cesare e all’ingresso di tre componenti dell’opposizione Il destino della coalizione del sindaco sarebbe finito in mano al consigliere Costa, legato a Mauro Febbo
CHIETI. Un piano partorito in fretta dopo una lite scoppiata in maggioranza e già messo da parte perché giudicato troppo rischioso. Se la cacciata del polo civico del vice sindaco Paolo De Cesare e dell’assessore Manuel Pantalone fosse andata fino in fondo, l’amministrazione Ferrara si sarebbe ritrovata senza i numeri per governare e di fronte ci sono altri 4 anni di mandato. Per compensare l’uscita dei civici, i falchi del centrosinistra avevano pensato a portare in maggioranza un pezzo dell’opposizione, formato da tre o 4 consiglieri. Ma sarebbe stata una maggioranza risicata ed esposta a un pericolo: tra i possibili aghi della bilancia ci sarebbe stato anche il consigliere Maurizio Costa del gruppo Forza Chieti, cioè il braccio del consigliere regionale Mauro Febbo proiettato in Comune. Con l’altalena dei numeri, Costa avrebbe potuto fare la differenza e permettere l’approvazione o la bocciatura delle delibere. Di fronte a questo scenario, a mente fredda, anche i falchi del Pd sono tornati a ragionare da colombe.
Nella coalizione Ferrara-De Cesare, però, la rabbia non è ancora smaltita: tutto ruota su due fronti, uno politico e l’altro amministrativo. Il primo è la mancata elezione della consigliera Silvia Di Pasquale (Chi ama Chieti) in Provincia: l’esponente civica, sorella di Fabio Di Pasquale, uno dei componenti dello staff di Ferrara, ha mancato l’elezione per un pugno di voti. Ce l’ha fatta invece Filippo Di Giovanni, capogruppo Pd ed ex segretario cittadino. Il polo civico aveva dato per certo l’appoggio del Pd a Di Pasquale in cambio del sostegno al candidato presidente Francesco Menna. Così non è stato ed è iniziato lo scontro. L’altro fronte riguarda la gestione del potere amministrativo dopo le dimissioni del dirigente comunale Valeriano Mergiotti: il gruppo De Cesare avrebbe gradito proseguire il rapporto con Mergiotti; per il resto della maggioranza sarebbe meglio voltare pagina. Per fermare i dissidi è sceso in campo il sindaco Diego Ferrara nella sua veste da mediatore, un ruolo che ha sempre rivendicato con orgoglio. E così ieri Ferrara ha dichiarato pubblicamente: «Non c’è terreno migliore del confronto per un’amministrazione di larghe intese che deve governare la città in un momento storico difficile e, al contempo, denso di opportunità di crescita e sviluppo». Per il sindaco, la lite in corso non è altro che «confronto» e non si può mettere a rischio la stabilità del Comune perché c’è da rincorrere i fondi del Pnrr. E per gestire i contributo in arrivo dall’alto, l’amministrazione Ferrara è obbligata a misurare la forza dei suoi numeri: il centrosinistra può contare su 14 consiglieri (Luigi Febo, Filippo Di Giovanni, Valentina De Luca, Barbara Di Roberto, Pietro Iacobitti, Paride Paci, Silvio Di Primio, Alberta Giannini, Edoardo Raimondi, Giulia De Gregorio, Andrea Rondinini, Enrico Iezzi, Alberto Chiavaroli e Luca Amicone) più il sindaco; quella civica di De Cesare su sei consiglieri (Nunzia Castelli, Silvia Di Pasquale, Valerio Giannini, Gabriella Ianiro, Damiano Zappone e Vincenzo Ginefra). La defezione dei 6 di De Cesare sarebbe stata coperta con l’ingresso di Maurizio Costa, Bruno Di Iorio, ex candidato sindaco, e Giampiero Riccardo (Chieti Viva) e il tentativo di riportare in maggioranza Serena Pompilio. Ma, adesso, nessuno vuole correre il rischio di indebolirsi alla vigilia della pioggia di fondi sulla città.

