Salvati nel dirupo, in azione 90 soccorritori

14 Maggio 2019

Maxi operazione sulla Maiella, si apre il dibattito e il maestro di sci propone: soccorsi a pagamento

PENNAPIEDIMONTE. Sono stati 90 gli uomini del Soccorso alpino impegnati nel salvataggio dei tre escursionisti romani rimasti bloccati a Pennapiedimonte nella forra dell’Avello, una gola di incredibile bellezza ma anche impervia e pericolosa. Il maxi soccorso, andato avanti per oltre 26 ore, è terminato intorno a mezzanotte e ha visto in prima linea tecnici arrivati anche da Marche, Molise, Umbria e Puglia. Gli escursionisti erano partiti per percorrere la forra di Selvaromana, ma nella discesa hanno perso l’orientamento ritrovandosi in quella dell’Avello, più complessa per la portata d’acqua e per la lunghezza. Come se non bastasse, a complicare la situazione è stato l’incidente capitato a uno degli escursionisti, che si è ferito a una gamba e ha accusato dolori che lo hanno obbligato a fermarsi. Due dei cinque hanno dunque proseguito per uscire dalla forra e lanciare l’allarme, mentre gli altri sono rimasti con il compagno in difficoltà.
Sul tema degli incidenti in montagna, interviene Paolo De Luca, teramano, maestro di sci e accompagnatore di media montagna: «Nella maggior parte dei casi, gli incidenti sono da ricondurre a superficialità e scarsa preparazione: molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti e gli alpinisti facessero più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza; l’esperienza, invece, ha dimostrato che spesso la difficoltà deriva da una sopravvalutazione delle proprie capacità e da una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e dei relativi rischi. Preliminare a qualsiasi attività in montagna, è la consultazione dei bollettini meteo». Fondamentale, spiega ancora De Luca,«è indossare un abbigliamento ed equipaggiamento adeguati alla difficoltà e alla durata dell’escursione. Nello zaino non deve mai mancare l’occorrente per le situazioni di emergenza: telo termico, lampada frontale, kit di primo soccorso, bussola, altimetro e telefonino». Un valido deterrente, secondo De Luca, «sarebbe far pagare per intero al cittadino le operazioni di salvataggio in montagna, comprese quelle effettuate sulle piste da sci, perché la comunità non può e non deve più farsi carico delle leggerezze degli irresponsabili. Le operazioni di soccorso alpino, oltre ad impegnare mezzi e decine di uomini, mettendone a rischio la vita, in Italia sono un costo imputato per intero alla collettività perché gestito dal servizio sanitario nazionale. Basti pensare che un minuto di volo di un elicottero medicalizzato può arrivare a costare anche 300 euro». (g.let.)