Salvato dal tumore invisibile al rene

13 Gennaio 2016

Paziente di 60 anni operato dal professor Schips con il robot Da Vinci, al chirurgo sono bastati quattro buchetti

CHIETI. “Quattro buchetti” per togliere un tumore che sembrava invisibile, perché se ne stava ben nascosto.E’ stato asportato dal rene senza intaccare l’organo. A fare i “quattro buchetti” in quello che è risultato un intervento all’avanguardia, che ha spostato ancora più in alto l'asticella dell'innovazione tecnologica nella Asl Lanciano Vasto Chieti, è stato il professor Luigi Schips con la sua equipe al Santissima Annunziata di Chieti. Nato a Mozzagrogna, laureatosi alla facoltà di Medicina a Chieti ma con un percorso scientifico e chirurgico svolto prevalentemente in Austria, nel 2007 Schips ha seguito il richiamo delle radici tornando in Italia e nella sua provincia e attualmente è direttore dell'Urologia alla Asl di Chieti.

I suoi “quattro buchetti” sull’addome del paziente sono il risultato del ricorso a una chirurgia mini invasiva e conservativa in una situazione che, altrimenti, sarebbe stato possibile affrontare solo attraverso la chirurgia tradizionale che, com'è noto, comporta un decorso post operatorio più lungo e doloroso e tempi di recupero più lenti. Senza considerare il rischio concreto di dover asportare tutto il rene.

Il paziente, un sessantenne di fuori regione, è stato operato a fine dicembre e dopo soli tre giorni è tornato a casa sulle sue gambe. Il tumore lo ha scoperto quasi per caso, sottoponendosi a un Tac per altri motivi. Era un tumore al rene sinistro di quattro centimetri, caratterizzato da "crescita endofitica", vale a dire totalmente inglobato all'interno dell’organo. Ma nella sua regione non ha trovato il chirurgo che lo operasse in modo incruento. Così è arrivato a Schips.

Il professore, studiato il caso, ha deciso di utilizzare il robot per cui la Asl teatina è giustamente molto nota e che ha anche un nome ben augurante (si chiama “Da Vinci” in onore al genio di Leonardo). Al robot è applicato un ecografo intraoperatorio, vale a dire una particolare sonda per operare in laparoscopia.

«L'esperienza maturata nell’utilizzo del robot ci ha permesso di compiere un ulteriore salto di qualità», ha detto Schips al Centro «e seguire un approccio conservativo, oltre che mini invasivo, attraverso una nefrectomia parziale, che ha permesso di salvare il tessuto sano tutt'intorno. Per identificare e marcare i limiti della massa tumorale, assolutamente non visibile, ci siamo avvalsi dell’ecografia intraoperatoria con sonda robotica, mentre un'altra tecnica ugualmente all'avanguardia, la fluorescenza con verde indocianina, è stata impiegata per isolare l'arteria renale che irrorava il tumore lasciando integra la vascolarizzazione della porzione integra del rene».

L'ospedale di Chieti, dicono dalla Asl, si conferma centro di riferimento per il trattamento del tumore della prostata e del rene, alla luce dei 350 interventi eseguiti finora con il robot Da Vinci.

«Pochi altri campi della chirurgia hanno potuto beneficiare negli ultimi anni dell’evoluzione tecnologica in modo così sostanziale come l’urologia», conclude Schips, «che offre trattamenti chirurgici sempre più precisi e meno dolorosi. La chirurgia robotica, caratterizzata da sistemi ottici 3D a elevata risoluzione, telecamere e monitor Hd, consente interventi di altissima precisione, degenza ridotta e ripresa dell'attività in tempi ristretti».

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