Salvatore accusato della foto alla scheda

L’esponente del Pd si difende: «Mi è stato contestato dai carabinieri venti minuti dopo il mio voto»
CHIETI. «Ho votato, sono uscito dal seggio e poi sono rimasto a parlare fuori per venti minuti finché...». Finché un maresciallo dei carabinieri gli si è parato davanti e gli ha chiesto di consegnargli il cellulare. L’avvocato Gabriele Salvatore (nella foto), esponente di spicco del Pd teatino, e paladino della legalità nel Palazzo, giunto undicesimo nella sua lista con 212 voti, è formalmente denunciato per aver fotografato la sua scheda elettorali. Così sostiene l’accusa, cioè i carabinieri che gli hanno sequestrato il cellulare, restituendogli la scheda, e la pm Lucia Campo. Ma lui non si sottrae alle domande sull’episodio che lo vede protagonista sottolineando che nessuno, ma proprio nessuno, gli ha fatto contestazioni al seggio. E che il cellulare gli sarebbe stato letteralmente tolto dalle mani, ma solo a venti minuti di distanza dall’espressione del voto che lui avrebbe fotografato. A segnalarlo ai carabinieri sarebbe stato un rappresentante di lista. Ma fino a che non sarà pronta la perizia sul suo cellulare, nessuno potrà accusare Salvatore di un reato che prevede dai 3 ai 6 mesi di arresto e da 300 a 1.000 euro di ammenda. E’ una contravvenzione prevista per chi infrange la legge che garantisce la segretezza del voto (decreto legge numero 40 dell’aprile 2008 convertito nella legge 96 il seguente 30 maggio) e che peraltro vieta di introdurre telefoni cellulari nella cabina elettorale. Ma la domanda finale è: che motivo avrebbe avuto l’avvocato Salvatore a scattare una foto alla scheda dal momento che era candidato? E se davvero lo ha fatto che cosa avrebbe voluto mostrare all’esterno?

