Salvatore, dal Chieti calcio alle battaglie con Cucullo

Da gloria neroverde ad assessore allo sport e turismo con il vulcanico sindaco I ricordi di “Tonino”, portabandiera di una intensa passione per la città
CHIETI. “Una vita da mediano” con piedi abbastanza buoni e una grande elevazione per arrivare anche su palloni che sembrano fuori portata. Dalle scarpe bullonate agli scranni della giunta comunale, dal Maggio Teatino alle suggestioni del Teatro Marrucino. Di storie da raccontare Antonio Salvatore, “Tonino” per i suoi tanti amici e compagni di un lungo percorso di esperienze, ne ha davvero tante ma un velo di sottile malinconia sfiora il suo volto nel sentire nominare il termine “ex”, oggi riferito purtroppo a tanti, troppi luoghi della città. Meglio evitare. E cominciare dalle prime immagini di una teatinità vissuta intensamente. Dalla latteria a Frank Sinatra. «Chieti città aperta, con gli sfollati, arrivò a centomila presenze. Poi si tornò, man mano, alla normalità di un centro comunque vivace e pieno di interessi. La mia famiglia era titolare di una avviata latteria in corso Marrucino e mi potevo considerare, per i tempi, un giovane benestante. Quello, insomma, che pagava il cinema agli amici nelle diverse sale esistenti allora in città, compresa, in estate, l’arena allestita nel cortile di palazzo Martinetti». Intanto arrivavano i primi dischi di Sinatra sul piatto dei radiogrammofoni. «Fu mio fratello Guido a farmi conoscere la musica del grande Sinatra, una passione che ho poi trasmesso a mio nipote Sandro Leombroni, bravo giocatore di basket, scomparso tragicamente anni fa e alla cui memoria è stato intitolato il PalaTricalle. La musica mi piaceva parecchio, insomma, ma il calcio ancora di più e indossare la maglia neroverde al campo della Civitella mi faceva sentire davvero importante».
IL MILAN DEL SUD. Ed erano tempi belli per il calcio cittadino. «Giocavo da mediano nel Chieti che fu allora definito il “Milan del sud”, ventidue partite senza sconfitte, e l’emozione che si provava al ritorno dalle trasferte nello scendere dal pullman per cenare tutti insieme al ristorante Venturini, allora situato nello splendido palazzo Lepri, con i tifosi che aspettavano in strada fino a tarda ora, mi mette ancora dei brividi addosso. Come in occasione di una vittoria a Foggia dove misi anche a segno una doppietta».
LA CHIETI D’UN TEMPO. «Le feste da ballo alla casa dello studente alla villa comunale e quelle organizzate nello storico ed elegante Circolo degli Amici che lo stesso Renzo Arbore, il quale ha vissuto a Chieti negli anni dello sfollamento, mi ha ricordato in un incontro istituzionale di qualche anno fa. Dopo la cena abbiamo passeggiato a lungo toccando luoghi che voleva assolutamente rivisitare e notai in lui una grande emozione. Davvero una bella persona». Ancora la Civitella dove si giocava anche a tennis e pallacanestro. «Una vera e propria calamita per tutti noi, alternativa alla sala biliardo del cinema Eden e allo struscio serale lungo il corso. In ogni caso, dove c’era una palla che rotolava, c’ero io. E c’ero anche quando la famosa nevicata del 1956 fece crollare il tendone del Circo Orfei che si era posizionato nei pressi della caserma Berardi sul cui campetto andavamo a giocare. Facemmo a gara nel dare aiuto agli artisti, persone eccezionali con le quali nacque un rapporto di amicizia come accadeva spesso con coloro che venivano a Chieti e si calavano con entusiasmo in una coinvolgente realtà di provincia».
VITA A PALAZZO D’ACHILLE. Intanto la città, senza fretta, era comunque cambiata. E per Salvatore, venticinque anni fa, arrivò, nel dopo-tangentopoli, la carica di assessore comunale. «Tonì, hai giocato a pallone e ho quindi pensato a te per la carica di assessore allo sport» sintetizzò, in maniera solo apparentemente sbrigativa, il sindaco Nicola Cucullo. «Andò proprio così», continua sorridendo Tonino, «e fu aggiunta anche la delega a t6urismo, spettacolo e cultura. Cultura che, a dire il vero, mi spaventava un po’. Sono un ragioniere, per anni funzionario dello Iacp, e mi dovetti confrontare con una dimensione del tutto nuova». Un confronto, peraltro, ampiamente superato. «Era una giunta particolare, senza molti legami con la politica. Un gruppo di uomini di buona volontà che, misurandosi con lo stato di dissesto finanziario, avviò una sorta di ricostruzione. Una lunga serie di appuntamenti per il Maggio Teatino, cercammo soprattutto di ridare vita al Teatro Marrucino, del quale sono stato vicecommissario, e furono messe in piedi diverse iniziative per ridare vivacità a un centro storico che già cominciava a perdere colpi. Con poche risorse economiche si diede il via a manifestazioni di prestigio, sia nelle piazze che in teatro. Tanti attori, tante storie e il ricordo di un memorabile concerto del grande violinista Uto Ughi».
IL CHIODO PUÒ ATTENDERE. Ma, intanto, il mondo del calcio reclamava di nuovo la sua attenzione e, per un quarto di secolo, Tonino Salvatore ha ricoperto diversi ruoli nella Figc, fino a diventarne presidente provinciale. «Una splendida macchina organizzativa dietro centinaia di partite, considerando anche i campionati giovanili. Una struttura impegnata a diffondere determinati valori e difenderli da tutti coloro che assumono atteggiamenti in contrasto con lo spirito sportivo. Valori tecnici ma anche morali, come ho sempre ripetuto ai giocatori, ai dirigenti e, negli ultimi anni, soprattutto ai genitori». Concetti ribaditi, facile immaginarlo, con garbo e compostezza ma anche con la determinazione di un mediano che non ha mai appeso al fatidico chiodo le sue scarpe bullonate.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

