San Biagio, ecco 250mila euro per il restauro

20 Febbraio 2022

Pronti i fondi per l’ex chiesa di Taranta Peligna. Il sindaco: «Così il paese ritrova la sua anima storica»

TARANTA PELIGNA. L’ex chiesa di San Biagio sarà restaurata. Il ministero della Cultura ha assegnato, con procedura d’urgenza, alla Soprintendenza archeologica delle province di Chieti e Pescara fondi per 250mila euro. L’intervento è necessario da tempo viste le precarie condizioni in cui si trova l’edificio. I lavori saranno avviati dopo la fase progettuale e realizzati sotto la guida dell’architetto Roberto Orsatti, funzionario della Soprintendenza e responsabile del procedimento. L’intervento è stato fortemente voluto dalla Soprintendete Rosaria Mencarelli che afferma: «I lavori erano ormai irrinunciabili non solo per evidenti motivi conservativi ma anche per il valore identitario che la comunità locale riconosce alla chiesa. San Biagio è infatti protettore dei lanieri e sappiamo quanto sia stata importante la produzione di questi manufatti a Taranta, tanto importante da indurre la Soprintendenza a proporre la dichiarazione di interesse culturale per l’antico lanificio Merlino».
Anche il sindaco Gian Paolo Rosato evidenzia l’importanza dell’intervento di restauro: «Il sito di san Biagio è l’anima del paese anche perché ha incarnato il fascino, la storia e lo spirito di Taranta e di tutta la valle dell’Aventino: la costruzione sulla via della lana, la bellezza del rinascimento, la distruzione del ’900. Dare nuova vita al sito, avere la consapevolezza della sua messa in sicurezza e della nuova valorizzazione è una vera gioia per tutta la comunità, possibile grazie al saper immaginare, programmare e al percorso costruito assieme alla Soprintendenza».
La costruzione della chiesa dedicata a San Biagio è del XVI secolo. Oggi rimangono solamente le sue rovine al centro del paese: alcuni tratti delle mura, la zona absidale e la facciata in pietra, col grande portale che conserva i battenti lignei intagliati, i resti della possente torre campanaria (un tempo di cinque piani oggi ne rimangono solamente due) eretta dal 1564 al 1616, come riportato in due iscrizioni alla base del campanile medesimo. L’edificio, nel 1965 fu demolito per ragioni di incolumità pubblica. Era stata costruita in forma basilicale, con tre navate e un’abside. Dell’interno non resta nulla; nel muro posteriore della facciata si notano due nicchie in corrispondenza delle navate laterali e pochi altri elementi decorativi.