Sanmarco, 60 dipendenti: «Basta con le polemiche»

Atessa. Firmato un appello per lo stop alle critiche dopo l’annuncio degli esuberi «L’azienda sta ottenendo buoni risultati, diciamo no a questa guerra tra poveri»
ATESSA. No alla guerra tra poveri. È l’appello firmato da una sessantina di dipendenti della Sanmarco per spegnere le polemiche e il clima di sfiducia che si respira all’interno dello stabilimento dell’indotto automotive della Val di Sangro che produce telai e cassoni per i veicoli commerciali, tra cui i furgoni realizzati nella vicina Sevel.
Da settimane la situazione è al limite dello scontro tra l’azienda ed i sindacati Fim e Fiom e tra gli stessi dipendenti a seguito dell’annuncio della nuova direzione aziendale, di dover ricorrere ad 80 esuberi. E i malumori non tardano a esplodere, sia dentro che fuori la fabbrica. «Alcune sigle stanno dando un’immagine sbagliata dello stabilimento», scrivono invece i sessanta firmatari per voce di Pompilio Pompa, del direttivo Uilm, «per questo abbiamo deciso di fare chiarezza. In soli 4 anni siamo passati dal fallimento della San Marco di Lanciano, alla San Marco veicoli (ex Blutec) e alla Sanmarco Industrial del gruppo Scattolini. Prima di passare alla Sanmarco Industrial avevamo tanti problemi, tra cui i ritardi nel pagamento degli stipendi e oltre 70 esuberi. È vero che abbiamo sacrificato una parte del salario aziendale e lo abbiamo fatto con i sindacati per salvare l’azienda. Tutti stiamo facendo sacrifici per tornare a vivere le nostre famiglie con dignità».
«La proprietà del gruppo Scattolini», prosegue la lettera dei dipendenti, «ha creduto in noi e ha cambiato di recente l’organizzazione aziendale, inserendo un nuovo amministratore locale (l’ad Domenico Romano, ndc) che sta portando buoni risultati che ci lasciano ben sperare per il futuro. Cambiare è sempre un problema, ma farsi la guerra può diventare controproducente per tutti noi, perché asserire che siamo senza sicurezza, senza protocolli, è un’offesa all’intelligenza di chi lavora in Sanmarco da tutta una vita». Il riferimento è al protocollo anti Covid tirato in causa da alcuni dipendenti e dalla stessa Fim che aveva denunciato misure di prevenzione anti-contagio «praticamente inesistenti».
«Alla Sanmarco Industrial», si legge nell’appello firmato, «indossiamo tutti i giorni le mascherine, firmiamo i fogli di autodichiarazione per il Covid e sanifichiamo tutte le postazioni. Una ditta esterna viene inoltre regolarmente a fare la sanificazione dei bagni, nel refettorio e negli uffici. Perché l’organizzazione sindacale che ha denunciato che in Sanmarco non c’è sicurezza, non l’ha fatto anche qualche anno fa, mentre dalle nostre aziende partivano gli esposti per l’odore nauseante e le nuvole di fumo della cataforesi?».
Precisazioni anche sul ricorso alla cassa integrazione. «In Sanmarco», conclude la missiva, «la cassa integrazione si è sempre fatta e nessuno dei nostri colleghi si è creato il problema della rotazione, eppure noi eravamo padri di famiglia. Come mai solo oggi si ricordano della rotazione e in passato hanno negato gli esuberi? La guerra tra poveri non serve a nessuno, ma non si può buttare fango sulla nostra azienda solo perché a qualcuno non piace il cambiamento. Con il nuovo amministratore abbiamo finalmente ritrovato serenità all’interno dello stabilimento».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

