Sapevate che Chieti ha una mostra con 301 tartarughe?

21 Dicembre 2014

E’ nel museo dell’Università vicino alla villa comunale Tra le tante spiccano quelle di De Chirico, Cascella e Sassu

CHIETI. Sarà anche, Chieti, la città della camomilla, ma c'è da considerare che, ammesso e non concesso che tale bevanda doni pacatezza e serenità, non funziona poi molto tra i suoi abitanti. A dimostrarlo le polemiche scatenate sul web dalle ultime due realizzazioni che hanno interessato l'antica Teate: la fontana di Piazza Valignani e la scultura in bronzo di Paolo Borghi collocata all'ingresso del Museo universitario.

Ci sono apprezzamenti per le due opere, ma anche critiche pesanti. Lasciamo da parte la fontana, ed occupiamoci della tartaruga, una scultura in bronzo firmata da uno dei più noti artisti italiani sul cui carapace l'artista ha posizionato la cattedrale di San Giustino e alcuni palazzi cittadini. Quali le critiche? A parte il discorso sulla bellezza della scultura e sul suo valore artistico, sotto accusa è il luogo scelto, in un aiuola davanti al museo, lungo il viale che porta alla villa comunale. Che c'entra con Chieti quella tartaruga? «Ma non è Chieti la città di Achille? - la butta sulla battuta il direttore del museo professor Luigi Capasso - E non è proprio la tartaruga, con Achille, ad essere protagonista del famoso paradosso di Zenone?». Ma c'è altro , sicuramente meno contorto, a perorare la causa di quella tartaruga: la presenza all'interno del museo di una preziosa collezione proprio di tartarughe che appartennero a Teresita Olivares e che il marito, il mecenate Alfredo Paglione, ha donato al muso in memoria della sua consorte circa un anno fa.

Sono trecento uno pezzi, tra cui alcuni capolavori firmati da notissimi maestri dell'arte contemporanea come Lucio Fontana, Aligi Sassu, Pietro Cascella e Renato Guttoso, per citare i nomi più eclatanti. Ma ci sono altri bellissimi lavori sul tema della tartarughe.

In quanti lo sanno e in quanti sono mandi andate ad ammirarle? La tartaruga di Borghi vale anche un invito ad andare a rendersi conto di quella bella realtà che il museo può vantare. Perché poi è nata quella scultura: è lo stesso Paglione a raccontacelo: «Quanto ho saputo della celebrazione del XX anniversario della fondazione del Museo universitario ho allora pensato immediatamente alla grande tartaruga della "Città proibita" che si trova in Cina; veramente fantastica! Perché allora non donare una tartaruga ideata da un grande scultore italiano? Questo perché potesse ricordare il lieto evento e, collocata all'ingresso del Museo, costituisse, oggi e in futuro, una sicura attrattiva. Non solo, ma potesse segnalare ai visitatori la collezione delle trecentouno tartarughe di Teresita. Mi sono così rivolto ad un grande artista italiano, Paolo Borghi, lo scultore prediletto di noti architetti, fra cui Paolo Portoghesi. Qualche anno fa, lo stesso artista aveva tenuto a Chieti anche una personale curata da Maria Cristina Ricciardi. Ho voluto anche suggerire all'amico Borghi un'idea che distinguesse e caratterizzasse la sua tartaruga, da me donata, rispetto a quelle di altri scultori, fra cui il più noto è certamente l'artista ceco Ivan Theimer. E così un giorno, all'improvviso, gli ho detto: perché non aggiungi alla tua tartaruga un elemento che possa riferirsi alla città di Chieti? Lui, col suo genio creativo, ha saputo subito collocare sul carapace della nostra tartaruga la sagoma della Cattedrale di Chieti e di altri noti palazzi della città. Così è nata, quasi per gioco, quasi per uno scherzo, ma per un grande atto di amore, "La tartaruga teatina". Ora, poiché fra i tanti simboli che nella storia, e specialmente nei paesi orientali, vengono attribuiti alla tartaruga, ci sono quelli della fraternità, della longevità e della fortuna, io voglio auspicare che "la tartaruga teatina" possa sempre portare successo e fortuna al glorioso Museo Universitario. Per il bene e la gioia di tanti ragazzi e giovani studiosi».

«La tartaruga donata dal mecenate Alfredo Paglione e realizzata dallo scultore Paolo Borghi - scrivono Michele Mezzanotte e Valentina Marroni, studiosi di psicologia - vuole trasmettere tutti quei significati archetipici che costellano il suo simbolo: la tenacia, la saggezza, la fecondità, la fortuna, l'immortalità e l'arte. Inoltre è significativo notare che, nell'antica Cina, la divinità degli studenti e degli esami era raffigurata accanto alla tartaruga Ngao. In questo modo l'Università e la città si arricchiscono non solo di un patrimonio artistico, ma anche del ricco significato culturale inerente la tartaruga».

Gino Di Tizio

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