Sarta uccisa con una pugnalata Il 2 febbraio l’esame dei reperti

27 Gennaio 2024

I carabinieri del Ris convocano a Roma gli avvocati della famiglia della vittima e dell’assassino Giovanni Meo, finora rinchiuso nel carcere di Vasto, trasferito nell’istituto penitenziario di Viterbo

GISSI. È trascorso un mese dal 23 dicembre, il giorno in cui a Gissi è stata aggredita e uccisa nella sua casa di via Remo Gaspari con una coltellata Carolina D’Addario, per tutti i paesani “Nelluccia”, la sarta 84enne del paese. La coltellata fatale è stata sferrata da Giovanni Flavio Meo, 59 anni, originario di Palmoli ma domiciliato a Gissi. I Ris hanno convocato a Roma per venerdì 2 febbraio il legale dell'accusato, l'avvocato Luigi Masciulli, e il legale dei familiari della vittima, l'avvocato Alessandro Orlando. Gli investigatori esamineranno i reperti raccolti sia a casa di D'Addario che a casa di Giovanni Meo. Un dettagliato rapporto sarà rimesso nelle mani dei pm di Vasto, Vincenzo Chirico e Silvia Di Nunzio che indagano sull'omicidio. Nel frattempo, per motivi di sicurezza il presunto omicida è stato trasferito dal carcere di Vasto a quello di Viterbo.
I RISL'omicidio di Carolina D'Addario dovrebbe essere avvenuto nella stanza che la donna usava come laboratorio di sartoria e che si affaccia sul Vicolo del Sole. Questo particolare sarà confermato il 2 febbraio attraverso la visione della mappa delle tracce ematiche che sono state rilevate nell'abitazione della pensionata e all'esterno. Il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, nel corso del sopralluogo fatto il 2 gennaio scorso, ha cercato infatti di capire se ci fossero tracce importanti anche fuori della casa della vittima. Gli esperti hanno compiuto poi un sopralluogo in casa di Giovanni Flavio Meo. Attraverso le tecniche più moderne nella ricerca del Dna, gli investigatori ricostruiranno la scena del delitto. Importante sarà anche appurare se sulle banconote che Meo ha fatto ritrovare ai carabinieri - circa 20mila euro - sono presenti le tracce di entrambi i protagonisti del fatto di sangue. È probabile che subito dopo la cristallizzazione delle prove, la casa della vittima venga dissequestrata e riconsegnata ai familiari.
GIOVANNI FLAVIO MEO Dopo aver trascorso un lungo periodo in isolamento nel carcere di Torre Sinello, a Punta Penna, Giovanni Flavio Meo è stato trasferito nel carcere di Viterbo. L'uomo, che dal giorno dell'omicidio ha visto solo il suo avvocato, deve rispondere di omicidio volontario e rapina, entrambi i reati pluriaggravati. Secondo indiscrezioni non confermate - l'avvocato Luigi Masciulli ha deciso di adottare la linea difensiva del silenzio - il difensore del presunto omicida avrebbe presentato una richiesta di perizia per valutare la sussistenza di un disturbo della personalità del suo assistito. Il comportamento dell'uomo - le diverse versioni fornite e la tranquillità ostentata dopo l'omicidio - starebbe a significare che non ha capito la gravità del reato che ha commesso. Le innumerevoli versioni fornite sul delitto e sul movente, supporterebbero l'ipotesi di una condizione mentale da valutare attentamente.
I FIGLI DI CAROLINAChiusi nel loro dolore Teresa Rucci, la figlia di Nelluccia, e il fratello Dario, confidano nella magistratura. «Chiediamo giustizia», ha detto Teresa il giorno dei funerali della mamma. Ed è quello che ripete al suo avvocato Orlando.
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