Sasi, Di Stefano: il maxi risarcimento pende sugli utenti

LANCIANO. Chi pagherà i 25,6 milioni di risarcimento danni chiesti a Domenico Scutti, imputato come presidente della Sasi, nel processo per i depuratori mal funzionanti? È la domanda posta dal...
LANCIANO. Chi pagherà i 25,6 milioni di risarcimento danni chiesti a Domenico Scutti, imputato come presidente della Sasi, nel processo per i depuratori mal funzionanti? È la domanda posta dal deputato Fabrizio Di Stefano dopo le preoccupazioni espresse dalle Rsu sindacali sulla gestione dell’ente e sul maxi risarcimento chiesto dal ministero dell’Ambiente. «Condivido la preoccupazione e la presa di posizione, quasi all’unanimità, dei sindacati della Sasi», dice Di Stefano, «sulla richiesta di risarcimento da parte del Ministero, sulla pianta organica e le promozioni anomale, sul’esternalizzazione delle letture dei contatori che, inevitabilmente, porterà ad un aumento dei costi visto che le persone assunte in passato per tale mansione restano nella società e si aggiungono i costi pagati per una nuova società esterna che espleterà il servizio. Aggiungo le mie preoccupazioni per assunzioni di persone in mobilità in enti privati ed entrate in Sasi, cosa illegittima, e di persone in mobilità in un ente pubblico entrate in Sasi quindi in modo corretto, se non fosse che una persona in questione è un parente del presidente. Ma sono preoccupato ancora di più su chi pagherà i 25 milioni di risarcimento».
Per Di Stefano è grave che un Ministero faccia causa ad un ente pubblico, che la Regione non dica nulla, che restino in silenzio le amministrazioni che hanno sostenuto il CdA della Sasi, ma è aberrante le conseguenze di una condanna di Scutti e della Sasi. «Due sono le possibilità», ragiona Di Stefano, «o ci sarà il fallimento della società oppure il pagamento è in capo ai soci, ovvero ai Comuni e di conseguenza ai cittadini. I soldi finiranno nelle bollette, così gli utenti si troveranno a pagare per gli errori fatti da amministratori che da tempo ho dichiarato non essere in grado di gestire in maniera chiara, attenta e trasparente, l’ente pubblico». (t.d.r.)
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