Scatta l’arresto bis per il narcotrafficante

22 Giugno 2022

L’albanese Bana trasportava dal Belgio all’Abruzzo fino a trenta chili di cocaina per ogni viaggio

CHIETI. Trasportava dal Belgio all’Abruzzo fino a trenta chili di cocaina per ogni viaggio. È scattato l’arresto bis per Gjysho Bana, albanese di 38 anni, residente a Montesilvano, titolare di un’impresa per il trasporto merci su strada, già rinchiuso nel carcere di Pescara per altra causa. L’uomo era finito in manette lo scorso 31 ottobre con la pesante accusa di essere un componente di primo piano di un’associazione a delinquere che trafficava droga, come svelato dalla maxi indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Chieti sfociata in 12 arresti e 32 denunce. Il Riesame dell’Aquila aveva poi annullato l’ordinanza di custodia cautelare, scarcerandolo. Ma la Suprema Corte aveva cassato quest’ultimo provvedimento, rimandando gli atti all’Aquila per un nuovo giudizio. Così, nei giorni scorsi, il tribunale del capoluogo di Regione ha confermato l’ordinanza di ottobre.
Le indagini dei militari dell’Arma, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila con i pm Stefano Gallo e Giancarlo Ciani, hanno accertato come l’eroina e la cocaina pura al 95% arrivavano in Abruzzo dall’Olanda e dal Belgio. I carichi milionari di droga erano nascosti in vani segreti ricavati sotto i sedili delle macchine e tra i serbatoi e le cabine dei Tir. L’organizzazione criminale internazionale era guidata da albanesi con la complicità di teatini, pescaresi e teramani, anche incensurati e apparentemente con un lavoro regolare, che si occupavano di smistare lo stupefacente sotterrandolo e infilandolo nei tronchi degli alberi. Intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, sequestri per oltre 60 chili di droga e 19 arresti in flagranza hanno permesso di svelare gli affari illeciti di una banda che aveva anche la disponibilità di armi e ramificazioni in Emilia Romagna, Marche e Lombardia. L’operazione è stata denominata “Alento” dal nome del fiume sul cui argine, all’altezza di Francavilla, vicino allo stadio, i militari hanno recuperato un chilo e mezzo di eroina custodito in una scatola, a sua volta nascosta tra la vegetazione da un uomo di Montesilvano di 36 anni. La svolta nell’inchiesta c’è stata in quel momento. Nei giorni successivi, seguendo un viaggio del 36enne e tre complici in Belgio e Olanda, i carabinieri hanno avuto un concreto riscontro del principale canale di approvvigionamento della droga utilizzato dalla banda. (g.let.)
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