«Scavi di nessun valore, la fontana si fa»

30 Luglio 2014

Sindaco e Soprintendenza non cambiano idea: realizzati non prima dell’Ottocento i cunicoli venuti alla luce con gli scavi

CHIETI. I lavori della fontana proseguono e questa mattina l’amministrazione comunale, con l’ausilio di Sandra Lapenna, funzionaria archeologa della Soprintendenza, e degli architetti progettisti dell’opera, Augusto Capone e Gianfranco Scatigna, cercherà di smentire, in una conferenza stampa convocata nella stanza del sindaco, le testimonianze storiche che dimostrano come i due archi rinvenuti durante gli scavi in piazza Valignani appartengono ad un palazzo presente in città già nel Seicento.

Tutto questo sarebbe certificato da alcuni documenti pubblicati in esclusiva dal Centro grazie alla preziosa consulenza del professor Giuseppe Francesco de Tiberiis, storico, magistrato e presidente dell’Istituto della storia risorgimentale della provincia di Chieti. Ma il Comune e la Soprintendenza la pensano diversamente tanto che i lavori della contestata fontana che ha diviso in due la città vanno avanti di buona lena. Anzi non si sono mai fermati come conferma il sindaco Di Primio. «I cunicoli venuti alla luce con gli scavi eseguiti in piazza Valignani sono stati analizzati e verranno catalogati in queste ore. Per questo motivo non si sono visti operai nel cantiere. Si tratta, comunque, di canali a mattone» spiega il sindaco «che, per stessa ammissione degli esperti della Soprintendenza, sono databili intorno all’Ottocento e non prima». Una tesi che verrà, con ogni probabilità, sviscerata dai funzionari della Soprintendenza ai beni archeologici dell’Abruzzo. Di sicuro, però, non sarà facile rasserenare gli animi di una buona fetta della città che chiede a gran voce di non coprire la storia millenaria dell’antica Teate. Esattamente ciò che, al contrario, si farà. Nel senso che i cunicoli rinvenuti in piazza Valignani, una volta catalogati, saranno ricoperti sulla falsa riga di quanto accaduto una decina di anni fa con il mosaico di epoca romana spuntato a due passi dall’ingresso del teatro Marrucino. Il tutto per far posto alla cabina, in gergo vasca, chiamata ad accogliere il motore che azionerà i vari zampilli d’acqua della fontana e l’apparato elettrico del manufatto. Che, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, dovrà caratterizzare un centro storico dal fascino indiscusso, ma con un arredo urbano datato che lascia a desiderare. Per no parlare del verde pubblico «incolto» alla villa comunale. Il sindaco annuncia con toni perentori. «La vasca, ovvero il luogo in cui verrà sistemata la componentistica tecnica della fontana luminosa, poggerà sul terriccio e non sui reperti archeologici trovati. Peraltro a pochi metri dallo scavo realizzato- aggiunge il sindaco- non c’è assolutamente nulla se non semplice materiale da riporto». Convinzioni avvalorate da un sopralluogo sul cantiere effettuato ieri mattina alla presenza delle archeologhe della Soprintendenza e dei progettisti della fontana. Che, di certo, farà ancora parlare di sé per molto tempo.

Jari Orsini

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