Scontri allo stadio, ultrà neroverde assolto

Il giudice: non ha commesso il fatto. Ma ha ancora l’obbligo di firma prima e dopo le partite del Chieti
CHIETI. Non ci sono elementi certi per dire che fosse Stefano Desiderio, all’epoca 22enne, quell’ultrà del Chieti, ripreso dalle telecamere dello stadio, mentre prima dell’inizio della partita Chieti-Messina del 27 ottobre 2013, a travisarsi con bavero e cappuccio per non farsi riconoscere. Lo ha detto il giudice Andrea Di Berardino che ha assolto il giovane (rito abbreviato), dalla contravvenzione di travisamento in luogo pubblico, «per non aver commesso il fatto».
Desiderio difeso dall’avvocato, Andrea Ferrone, nell’ottobre di due anni fa venne identificato e denunciato dalla polizia dopo essere stato ripreso dalle telecamere dello stadio Angelini, tra 150 ultrà che avevano costituito un assembramento contro le forze di polizia e la tifoseria rivale.
Durante i momenti di tensione vennero sparati anche alcuni petardi. Uno di questi ferì uno steward. Insieme a Desiderio sono stati imputati altri due tifosi per i quali si procede in diverso processo. Desiderio venne identificato dalla polizia, perché già conosciuto, dalle immagini delle telecamere, mentre indossava un paio di occhiali e un giubbino nero con il bavero alzato davanti alla bocca, calzando successivamente il cappuccio del giubbino con lo scopo di non essere riconosciuto. Tre giorni dopo la polizia andò a casa di Desiderio dove trovò un passamontagna. Il giudice sottolinea che il ritrovamento del passamontagna è una circostanza neutra, in quanto per travisarsi Desiderio avrebbe usato bavero alzato e cappuccio. Inoltre, dice il giudice, se l’ultrà è stato riconosciuto dalle forze dell’ordine, «pone dubbi logici sulla effettiva idoneità del gesto dell’imputato a travisarsi». Ma anche volendo ammettere che Desiderio o chi per lui avesse voluto non farsi riconoscere, non è trascurabile il particolare che quasi tutti i tifosi del Chieti avessero occhiali scuri, maglia nera e diversi con bavero alzato e cappucci. Neri. Inoltre tra i frame estrapolati dalla polizia scientifica e indicati dalla Digos, come luogo dove stava Desiderio, si nota come vi siano due soggetti molto vicini che hanno lo stesso abbigliamento. Secondo Di Berardino la polizia ha raccolto indizi che però non portano ad inequivocabile conclusione. «Ne discende», scrive, «che un solo indizio, peraltro non chiaro (occhiali da sole) non è sufficiente a fondare il convincimento del giudice».
Nell’immediatezza Desiderio è stato colpito da Daspo, divieto di frequentare gli stadi e obbligo di firma un’ora prima e un’ora dopo tutte le partite compresi amichevoli e trofei del Chieti, per 3 anni. Una divieto ancora in vigore che stride con l’assoluzione e lo limita in maniera pesante considerato che per le amichevoli o i trofei non esiste un calendario. «La violenza va sempre condannata», dice l’avvocato Ferrone, «ma a Chieti c’è una sorta di caccia alle streghe nei confronti dei tifosi. Desiderio ha un lavoro, una famiglia e la sua vita con questo Daspo è molto limitata». (k.g.)
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