Scontro con la d’Annunzio: l’Unidav si affida ai legali

CHIETI. I problemi tra università telematica da Vinci (Unidav) e ateneo d’Annunzio stanno per finire davanti alla magistratura. L’Unidav esprime infatti preoccupazione circa la manifestata intenzione...
CHIETI. I problemi tra università telematica da Vinci (Unidav) e ateneo d’Annunzio stanno per finire davanti alla magistratura. L’Unidav esprime infatti preoccupazione circa la manifestata intenzione del rettore della d’Annunzio Sergio Caputi di «indurre la Fondazione d’Annunzio a revocare l’aggiudicazione alla Sevs della gara pubblica indetta dalla Fondazione nel novembre 2015 e, conseguentemente, rendere nullo il provvedimento di aggiudicazione alla Sevs del ruolo di partner istituzionale, recedendo unilateralmente dal contratto stipulato il 19 aprile 2016 dalla Fondazione, firmato dal suo presidente dell’epoca, Luciano Vandelli». A parlare è il presidente del Consiglio d’amministrazione Unidav, Tommaso Marvasi, che annuncia il ricorso alla vie legali.
«Dovendo comunque tutelare la propria posizione», dice infatti il presidente del Cda, «l’Unidav informa di avere conferito allo Studio Legale Chiomenti di Roma, l’incarico di verificare quali conseguenze deriverebbero per essa dalla eventuale revoca, da parte della Fondazione d’Annunzio, della deliberazione di assegnazione alla Sevs del ruolo di partner istituzionale, valutando ogni eventuale iniziativa a protezione dei legittimi interessi dell’Unidav medesima».
L’ateneo telematico teme dunque per le ricadute sui propri studenti. «L’Unidav, pur riaffermando la sua estraneità al rapporto tra Fondazione e Sevs, si duole per le conseguenze negative che l’annuncio del professor Caputi riportato dalla stampa possa avere sulla sua attività didattica e di ricerca, sui suoi studenti e con riguardo alle varie istituzioni esterne, titolari dei poli esterni». Nonostante la minaccia di mettere la querelle in mano agli avvocati, Marvasi ribadisce «la sua piena disponibilità, già espressa per mezzo del suo legale rappresentante e del suo rettore, Franco Cuccurullo, e il massimo rispetto per l’università statale teatina e per la Fondazione d’Annunzio, promotore dell’ateneo telematico».
Ma se l’Unidav si affida a uno studio legale, la d’Annunzio con il suo rettore Caputi è pronto a ribattere con la stessa moneta. Il rettore prima di tutto specifica che la d’Annunzio non ha «indirizzato in alcun modo la scelta della Fondazione, la quale ha ritenuto opportuno non proseguire nel giudizio davanti al Consiglio di Stato, verosimilmente ispirandosi a una rilettura ossequiosa della sentenza del Tar». La sentenza di cui parla il rettore è quella che ha stabilito che la Fondazione non poteva alienare la maggioranza delle quote Unidav al privato, come è avvenuto con il bando emesso dalla stessa Fondazione allora presieduta da Cuccurullo. «Lo stesso Cuccurullo», sottolinea il rettore, «è stato anche il presidente della commissione giudicatrice che ha scelto l’università slovacca Sevs come partner istituzionale dell’ateneo telematico. Con la delibera del primo giugno, il nostro Cda ha soltanto proceduto ad annullare in autotutela le linee guida adottate nel 2015 e valutate irregolari dal Tar. Ci siamo semplicemente conformati alla pronuncia del giudice amministrativo». (a.i.)

