Scontro sui figli delle coppie gay I civici: inviamo gli atti in Procura

Battaglia per i diritti, la registrazione all’anagrafe delle famiglie arcobaleno diventa un caso politico Di Pasquale: «Denuncio tutto alle autorità competenti». Ginefra: «Il provvedimento è inapplicabile»
CHIETI. La battaglia per i diritti civili accende lo scontro all’interno della coalizione del sindaco Diego Ferrara. Il giorno dopo l’approvazione in consiglio comunale della mozione sulla registrazione anagrafica delle coppie omogenitoriali, votata da tutta la maggioranza più Giampiero Riccardo di Chieti Viva senza i voti dei 6 consiglieri del polo civico che invece hanno preferito astenersi, la spaccatura sembra acuirsi al punto che la capogruppo di Chi ama Chieti, Silvia Di Pasquale, fa balenare l’ipotesi di «una denuncia alle autorità competenti» nel caso in cui l’amministrazione dovesse rendere effettiva la trascrizione sugli atti di nascita dei nomi di entrambe le mamme o i papà.
In assenza di una cornice legislativa nazionale sui figli di genitori dello stesso sesso, il polo civico che fa capo al vicesindaco Paolo De Cesare si conferma distante rispetto all’apertura alle tutele contenuta nel provvedimento, proposto dai consiglieri di centrosinistra Paride Paci (Pd) ed Edoardo Raimondi (Liberi a sinistra) e sostenuto in aula anche dal sindaco Diego Ferrara. «La mia è una posizione personale e non dell’intero gruppo», ci tiene a specificare Di Pasquale, «ma farò di tutto affinché quanto accaduto in consiglio non passi inosservato: ci sono indicazioni chiare con circolari del ministero dell’Interno che invitano i Comuni a non effettuare queste registrazioni, ci sono stati anche pronunciamenti della Corte di cassazione e ricorsi alla Corte europea dei diritti umani. Ritengo che non sia corretto approvare una mozione in cui si invita il sindaco ad andare contra legem e per questo mi batterò, denunciando alle autorità competenti le trascrizioni che eventualmente saranno fatte a Chieti». È più cauto invece Vincenzo Ginefra della lista Chieti c’è, che cita invece la circolare del Viminale che ha imposto il divieto di trascrizione in riferimento alla legge 40 del 2004, quella sulla procreazione medicalmente assistita, consentita in Italia solo a coppie formate da persone di sesso diverso, vietando dunque la maternità surrogata e l’utero in affitto. «Non c’è una preclusione ideologica da parte del nostro gruppo, visto che abbiamo votato con convinzione le linee di mandato e l’adesione alla rete Ready», specifica Ginefra, «ma riteniamo che ci sia un problema di legittimità giuridica anche in virtù della circolare inviata ai sindaci dal ministero dell’Interno. Auspicavamo inoltre un chiarimento con Ferrara su questo specifico provvedimento e per questo avevo chiesto la sospensione dell’atto, che mi è stata poi rifiutata». Secondo Ginefra la mozione approvata in aula è «inapplicabile dal punto di vista legislativo» e quindi si rivela «una mera indicazione ideologica fine a se stessa». «Avrei votato la mozione senza problemi se solo ci fossero stati i presupposti giuridici», aggiunge, «non è una contrapposizione a monte e non ci sono differenze di vedute in maggioranza, il nostro obiettivo resta quello di lavorare insieme per il risanamento dei conti».
Di parere opposto l’intergruppo di opposizione, con il consigliere di Forza Chieti Stefano Costa che ricorda l’eco mediatica degli atti firmati dal sindaco Giuseppe Sala del Comune di Milano, successivamente annullati dal tribunale. «C’è una circolare del prefetto che ha bloccato i certificati di nascita dei figli nati all’estero da coppie arcobaleno», dice Costa, «la legge sul riconoscimento non è stata approvata alle Camere, fin quando sarà in discussione è inopportuno procedere con la regolarizzazione dei bambini. Per questo l’intergruppo ha votato no, perché non possiamo consentire al sindaco di andare contro la legge».
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