Scopa, piccolo Cuccia che poteva diventare sindaco di Chieti

29 Marzo 2015

Il personaggio illustre della città, ex presidente della Bls intuì per primo l’arrivo della crisi e fece la fusione con Bper

CHIETI. Lelio Scopa, classe 1926, commercialista di lunga e chiarissima fama: non è raro incontrarlo per Chieti mentre procede, sempre a passo svelto, rigorosamente in giacca, anche nelle giornate più fredde. Sarà per questa sua immagine che c'è chi lo definisce, anche per indicarne la statura, il "Cuccia di Chieti, con riferimento al prestigioso incarico di presidente della Banca Popolare di Lanciano e Sulmona che ha tenuto per diversi anni. Riconoscimento non da poco concesso ad un personaggio della antica Teate dalla gente frentana, non particolarmente conosciuta per spalancare le sue porte ai forestieri. Ma per Scopa, evidentemente, sulla bilancia hanno avuto il peso giusto e decisivo la sua competenza e la sua capacità operativa. Peraltro, e va detto, è stato il primo, nel quadro degli istituti di credito, a capire la situazione delle banche e a lavorare per la fusione con la Bper, avvenuta senza i traumi che hanno colpito successivamente si può ben dire tutte le banche abruzzesi. Poi su Lelio Scopa è voce ancora comune in città che Chieti nelle elezioni del 1993 non eleggendolo sindaco abbia perso una grandissima occasione per cambiare addirittura la sua storia: É una dimostrazione di quanto prestigio goda il protagonista della mia vetrina di oggi, dedicata ai personaggi teatini. Si parla delle elezioni che furono successive alla tempesta di tangentopoli che mandò in carcere sindaco e giunta, allora monocolore Dc. E proprio la Democrazia Cristiana nel tentativo di salvare se stessa, in una situazione largamente compromessa dagli scandali di cui erano stati protagonisti molti dei suoi esponenti, convinse Lelio Scopa a scendere in campo. Qui vale la pena di riportare quel che scrisse La Repubblica ad elezioni avvenute, commentandone l'esito che aveva visto trionfare Nicola Cucullo: La Democrazia Cristiana, scrisse Repubblica, "… ha deciso di indicare come sindaco un candidato laico che più laico non si può. Questo signore, Lelio Scopa, è un professionista illustre, per decenni consigliere liberale di opposizione, un uomo indipendente per costituzione, sofisticato per cultura, elitario per istinto, ovvero quanto di più estraneo al popolo democristiano". Il partito lo aveva scelto puntando sul suo nome e sul suo prestigio, ma, scrive sempre Repubblica, "poi la Dc ha costruito la lista dei consiglieri mettendo insieme a nomi nuovi un drappello di cognati, cugini e portaborse dei signori delle tessere. "Sarebbe questo l'errore che ha portato all'insuccesso della Dc e del suo candidato. Non sono però d'accordo, da testimone diretto di quei fatti. Lelio Scopa non si piegò minimamente a far ricorso a promesse elettorali che sempre fanno parte della campagna elettorale. Nei suoi interventi, nei suoi comizi, ricordo ancora, disse solo parole di verità sullo stato dei conti del Comune, sulla situazione economica e soprattutto sul futuro. Nessuna facile promessa, nessuna concessione al clientelismo ma solo l'impegno ad amministrare la cosa pubblica con rigore assoluto. Non era, allora, e probabilmente lo è ancora meno oggi, questa la strada per ottenere consensi. Infatti Scopa ebbe un non trascurabile 22 per cento, ma restò fuori dal ballottaggio a cui andarono Nicola Cucullo e Gianfranco Conti. Riportare infine i tantissimi incarichi professionali sarebbe fatica improba. Annoterò solo che è stato ed è prezioso riferimento di grandi imprese e grandi imprenditori, come Carlo Toto, anche lui teatino, che lo ha voluto presidente del Consiglio di Amministrazione della Autostrada dei Parchi.