Scoperta la penna-pistola: può uccidere

21 Aprile 2024

I carabinieri l’hanno trovata a casa della famiglia finita in manette venerdì: per sparare è sufficiente premere un pulsante

SAN GIOVANNI TEATINO. Ha la forma di una penna e si può nascondere in una mano. Ma, in realtà, è una pistola calibro 22. L’arma è stata sequestrata dai carabinieri della stazione di Sambuceto, in collaborazione con la sezione operativa della compagnia di Chieti, nel corso del blitz scattato all’alba di venerdì in una casa di San Giovanni Teatino, dove sono stati trovati anche oltre 370 grammi di hashish: madre, padre e figlio di 17 anni sono finiti in manette. Piccola, assolutamente anonima, la penna-pistola alla James Bond era nascosta in un comodino della camera da letto, con accanto una cartuccia, dunque pronta all’uso. Si tratta di uno strumento probabilmente di fabbricazione artigianale, ma insidiosissimo e potenzialmente letale: tecnicamente definita arma comune da sparo a percussione anulare, per azionarla è sufficiente aprirla, inserire una cartuccia alla volta e premere il pulsante sul retro, come fosse la molla di un’innocua biro a sfera. Invece con un colpo uccide. Roba vista nei film di spionaggio.
A memoria d’uomo, è la prima volta che nel Chietino vengono scoperte pistole per così dire camuffate, che si possono infilare anche sotto una manica. Un sequestro allarmante, considerando che in altri parti d’Italia armi simili sono state utilizzate per uccidere (vedi l’omicidio di una trans a Cinisello Balsamo, nel Milanese).
L’uomo di San Giovanni Teatino nascondeva in casa anche un’altra pistola, un revolver calibro 22 con canne e cane modificati, insieme a quasi 400 munizioni. In attesa dell’interrogatorio, lui e la moglie – accusata solo di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti – restano rinchiusi nel carcere di Madonna del Freddo, a Chieti. Il figlio, anche lui indagato unicamente per la vicenda degli stupefacenti, è invece comparso ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni dell’Aquila, Roberto Ferrari, che ha convalidato l’arresto e disposto il collocamento in comunità.
I nomi delle persone coinvolte non possono essere pubblicati nel rispetto dei contenuti della Carta di Treviso che impone il diritto alla tutela del minore, anche se in veste di autore di un reato.
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