Scoperte dentro casa quattro serre per coltivare marijuana: arrestato

Ai domiciliari Daniele Galasso, 43 anni. L’accusa: «Ha contatti stabili con il mondo della malavita» Nell’appartamento sequestrati umidificatori, ventole, lampade e strumenti per confezionare droga
RIPA TEATINA. Aveva allestito quattro serre per produrre marijuana in un appartamento di cento metri quadrati, in centro storico a Ripa Teatina: una serviva per fare crescere le piante, un’altra per l’essiccazione e altre due erano ormai pronte per essere utilizzate. Daniele Galasso, 43 anni del posto, è stato arrestato in flagranza dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti: in attesa della convalida in programma domani in tribunale, è ai domiciliari. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani ha chiesto la conferma della misura: «La modalità della detenzione e coltivazione dello stupefacente», scrive, «denota da un lato una certa professionalità e, dall’altro, la presenza di stabili e saldi contatti con il mondo della malavita». Sotto sequestro sono finite 14 piante di marijuana e un totale di poco più di quattro chili della stessa droga.
Il blitz scatta venerdì mattina, dopo una serie di informazioni acquisite il giorno precedente. Gli investigatori bloccano Galasso mentre sta per salire su un furgone Fiat Scudo, dal cui bagagliaio arriva un forte odore di marijuana. Sul veicolo non c’è sostanza stupefacente, ma spunta un coltello con la lama sporca di hashish. A questo punto i carabinieri decidono di perquisire anche la casa in cui vive il quarantatreenne e dove sono custoditi circa 7 grammi di marijuana in due vasetti di vetro e poco più di un grammo di hashish in una piccola busta trasparente.
Il controllo si sposta anche all’abitazione sovrastante, trasformata in una sorta di magazzino. Qui i militari dell’Arma trovano le quattro serre, tecnicamente definite grow box, allestite in due stanze. «Si tratta», osserva il pubblico ministero, «non di una coltivazione domestica, bensì di un’attività professionale, come dimostrato dalla predisposizione di apparecchiature per potenziare la fioritura e la crescita delle piante». Nel corso del controllo, infatti, sono stati sequestrati umidificatori, ventole, lampade a led e attrezzatura per il confezionamento, come una piastra elettrica, una macchina per sottovuoto con i relativi sacchetti e un bilancino di precisione.
In questa circostanza, sostiene ancora il pm, non si può fare ricorso «ai criteri individuati dalla Cassazione in ordine all’esclusione della responsabilità in caso di coltivazione cosiddetta domestica». L’episodio denota «una spiccata pericolosità sociale certamente tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi». L’indagato, difeso dall’avvocato Massimo Solari, comparirà domattina davanti al giudice Andrea Di Berardino e avrà modo di fornire la sua versione dei fatti.
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