Scout, nasce il Centro di studi Ma non trova una sede in città

Il progetto di respiro regionale non ha ancora un luogo per conservare archivio e documenti Nessun riscontro concreto da Comune, curia e parrocchia: «Saremo costretti a emigrare altrove»
CHIETI. Un progetto ambizioso e di respiro regionale, che parte da Chieti e che a Chieti vorrebbe avere casa. Ma che, purtroppo, non ha ancora ricevuto adeguato supporto. È il Centro studi e documentazione scout Abruzzo e Molise, progetto al quale ha lavorato a lungo la comunità Chieti 1 del Movimento adulti scout cattolici italiani (Masci), dedicando questa iniziativa a Montenegrino Orlandi, personaggio storico dello scautismo teatino che fece la promessa scout nel 1922, ricoprì importanti incarichi a livello regionale e restò scout fino alla morte nel 1987. Eletto il direttivo presieduto da Aurelio Bigi e creata una prima base di documenti e fondi archivistici, manca ora la sede.
«Da un anno abbiamo chiesto a Comune, curia e varie parrocchie teatine una sede», riferisce una nota del direttivo, «dove poter archiviare il materiale esistente e quello da acquisire. Ma non siamo riusciti a trovare neanche una stanza: ciò ci amareggia e potrebbe indurci a trasferire questo importante Centro studi e documentazione, unico in Abruzzo e Molise, in un Comune diverso da Chieti che ci metterà a disposizione lo spazio necessario. Purtroppo quello che altrove è semplice, a Chieti diventa impossibile. Comunque», aggiunge il direttivo, «non demordiamo e ci auguriamo che qualcuno ci aiuti a trovare una soluzione: al momento basta una stanza di 25-30 metri quadrati».
Dopo aver sistemato la parte burocratica, sono stati acquisiti il fondo di Paride Massari che già diede vita in passato alla biblioteca “Alberto Giuliani”, scout di grande esperienza vissuto a Ortona; il fondo di Bigi che già ha realizzato pubblicazioni sulla vita scout di Chieti e dell’Abruzzo e possiede un certo quantitativo di documentazione e di foto datate anche un secolo fa; quello di Giuseppe Di Meo, già magister della comunità teatina Masci; di Giovanni Santucci, per decenni commissario regionale e poi dirigente nazionale Fse.
«Non sfugge a nessuno che molti scout del passato sono ormai vicino agli ottant’anni», fanno notare i responsabili del Centro di studi e documentazione, «e si corre il rischio che al loro decesso i figli possano disfarsi della documentazione scout in possesso del padre, per mancanza di spazio o perché non hanno vissuto quegli anni. Di qui la necessità di lottare contro il tempo ed evitare che certa documentazione vada distrutta, per non parlare dell’utilità che questo Centro potrebbe avere per gli universitari che decidessero di fare la loro tesi di laurea su argomenti scautistici».
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