Scritta “Dux” ripulita sul monte «Chi ha disposto e fatto i lavori?»

Il consigliere di opposizione Falconio: il caso non va strumentalizzato ma bisogna fare chiarezza Il sindaco Finamore: nessuna apologia di fascismo, vicenda già chiusa 4 anni fa in Parlamento
VILLA SANTA MARIA. Dopo quattro anni si torna a parlare della scritta “Dux” scolpita nel 1940 sul monte Penna che sovrasta Villa. Allora come oggi il presupposto è dato dalla sua ripulitura da licheni e altra vegetazione, voluta dallo stesso sindaco, Pino Finamore. A distanza di quattro anni cosa è cambiato? Mancano le prese di posizioni della politica e della cultura. Ed è sintomatico. Nel 2019 l’allora parlamentare Pd, Camillo D’Alessandro (oggi referente regionale di Italia Viva) presentò un'interrogazione parlamentare; intervennero gli storici e l’Anpi; a Villa arrivarono il comandante provinciale dei carabinieri e il prefetto di Chieti per documentarsi di persona e inviare un’informativa all’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, sulla quale si basò la risposta del sottosegretario Carlo Sibilia (M5S) all’interrogazione.
E oggi? Nulla di tutto questo se non un ritorno sull’argomento di D’Alessandro, non più deputato, e una presa di posizione, sul web, di Francesco Paolo Falconio, consigliere comunale di minoranza. Falconio ha le idee chiare: «A Villa non c’è nessuna polemica». E continua: «Il gruppo consiliare “Mo Cambiavento” che mi onoro di guidare, non è intenzionato a prestarsi in nessun modo e per nessuna ragione ad azioni di strumentalizzazione politica in relazione alla vicenda della scritta Dux riapparsa sul Penna. Ci siamo limitati, per mano del collega Cosmo Sabatini, a depositare una richiesta di accesso agli atti per sapere chi ha disposto i lavori di ripristino e chi li ha eseguiti. Noi pensiamo che un sindaco debba sempre interpretare il sentore popolare, e Giuseppe Finamore lo sta facendo in maniera egregia. In paese infatti questa vicenda non ha turbato le coscienze di nessuno, fatta eccezione per qualche isolato focolaio di autonomia di pensiero. Ne è prova il servizio giornalistico del 2019 dove 6 intervistati su 6 si mostrarono, allora come ora, favorevoli al ripristino della scritta. Personalmente sono dalla parte della Costituzione la quale recita in modo inequivocabile che l’Italia è una Repubblica antifascista. Più semplicemente ritengo che una scritta come quella sia priva di ogni valore artistico-culturale e che quindi rappresenti solo un inno alla propaganda di un sanguinario dittatore. Tutto ciò stride terribilmente con il concetto di Repubblica e ancor più con il concetto di “antifascista”. Ma questo verrà accertato dagli organi competenti».
«Ribadisco, adesso come quattro anni fa quando il caso arrivò in Parlamento», dice il sindaco Finamore, «che non c'è alcun intento apologetico (so cosa è stato il fascismo, mio zio Giulio tornò a piedi dalla Russia), che la scritta è stata solo ripulita con acqua da operai esperti impegnati, sullo stesso luogo, per completare nuovi percorsi di arrampicata. Non c'è alcuna differenza rispetto al 2019 quando l'argomento, e ci sono gli atti, fu sviscerato approfonditamente».
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