Scrittrice gay a scuola gli studenti si spaccano

Il Collettivo antifascista: corteo contro la preside che ha chiesto il permesso I ragazzi di Lotta studentesca: no all’invito dell’autrice all’istituto De Titta
LANCIANO. Sembravano confinate agli anni '70 le fazioni tra studenti schierati in gruppi di impronta di destra o di sinistra. E invece la "miccia" che ha fatto riemergere gli antichi rancori, per il momento, e per fortuna, solo ideologici, è stata la questione che da giorni tiene banco in città: l'invito della scrittrice Francesca Vecchioni, paladina dei diritti Lgtb (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) a scuola (il comprensivo Fermi-De Titta) per parlare di un libro autobiografico che racconta come ci si sente a scoprire una sessualità "diversa" e a vivere e confrontarsi con la società attuale essendo lesbica. Le cose non erano partite benissimo fin da subito. La preside, Daniela Rollo, aveva difatti voluto coinvolgere le famiglie nella scelta di ospitare l'incontro tramite una circolare da far firmare ai genitori che avrebbero dovuto esprimere un parere "favorevole" o "contrario" alla mattinata di confronto con i ragazzi. Una decisione che ha trovato la ferma opposizione del Collettivo studentesco, un'"associazione di studenti autofinanziata, laica, apartitica, democratica, autogestita, antirazzista e antifascista" che ha contestato e finanche protestato contro quella scelta.
LA PROTESTA. Un piccolo corteo, striscioni, il presidio di studenti davanti la scuola sono state le azioni portate avanti dal Collettivo. «Nella mattina del 17 marzo - scrivono i rappresentanti dell'associazione - abbiamo deciso di prendere parola, una volta ancora, sulla situazione surreale che si sta delineando nella scuola De Titta - Fermi a seguito della scandalosa circolare in cui la preside ha invitato i genitori degli studenti e delle studentesse, quasi tutti maggiorenni, ad esprimere un parere su una delle iniziative dell'ormai decennale "Incontro con l'autore", in cui sarà presentato il libro di Francesca Vecchioni, scrittrice e madre gay. Mai prima d'ora è stato richiesto un parere del genere e nella circolare si legge: "si chiede se tale iniziativa è consona alla personale sensibilità"».
I ragazzi hanno quindi voluto incontrare la dirigente, ma, scrivono, «la preside ha ritenuto opportuno non aprire le porte del proprio ufficio per accogliere una delegazione di studenti, nonostante da giorni il suo comportamento fosse oggetto di malcontento all'interno della scuola. Il nostro obiettivo non è la contestazione fine a se stessa, ma la proposta di un modo differente di guardare ed affrontare il tema dei diritti civili, quanto mai cruciale per lo sviluppo e la formazione di una società più giusta e inclusiva. Avremmo voluto chiederle - visto la sua sbandierata "apertura" verso queste tematiche - corsi di educazione sessuale e alle differenze di genere trattati con meno ipocrisia nel rispetto innanzitutto dell'autodeterminazione e dello sviluppo del senso critico capace di abbracciare e valorizzare le differenze piuttosto che giudicarle e non, invece, dei corsi sull'educazione sessuale superficiali e confusionari, portati avanti da pseudo-psicologi di limitate vedute».
LOTTA STUDENTESCA. Sempre alla preside si rivolge anche il gruppo di Lotta Studentesca, tramite il rappresentante Sergio Saraceni: «Esprimo il disappunto dell'associazione che mi onoro di rappresentare - scrive Saraceni in una nota - nell'aver appreso che nel suo Istituto si terrà un convegno che così come è stato presentato, ha tutti i crismi di un indottrinamento. Non per il personaggio in sè, nè tantomeno per il tema trattato, quanto per la modalità addotta che prevede una sola tesi senza un'antitesi. La scuola è per definizione luogo di conoscenza, e quindi quando come in questo caso si propone un modello di famiglia e di società "nuovo", ci sembra a noi d'obbligo un sano e democratico contraddittorio. Certi della sua sensibilità democratica, confidiamo che voglia far suo il nostro suggerimento di invitare al dibattito anche un nostro rappresentante, per offrire soprattutto a i più giovani il più ampio ventaglio su un argomento così delicato».
I SIMBOLI IMBRATTATI. Intanto, proprio davanti il cortile dell'Itcg Fermi, alcuni studenti hanno disegnato per terra in bianco i simboli dell'amore gay che, tuttavia, qualcuno ha tentato di cancellare con delle "x". «E' la conferma - fa sapere ancora il Collettivo - che a scuola c'è bisogno di parlare di queste tematiche e che la mancanza di dialogo tra la preside e gli studenti legittima indirettamente comportamenti del genere».

