Scrutini bloccati a scuola Al Classico adesione totale

13 Giugno 2015

Anche nelle superiori di Lanciano la protesta degli insegnanti contro la riforma Ma Orecchioni, preside del Da Vinci, si dissocia: «Questo scontro non paga»

LANCIANO. Sarebbero dovuti essere già in bella mostra sulle bacheche i voti finali delle classi superiori e invece si dovrà attendere ancora qualche giorno. Anche in città diversi istituti hanno aderito allo sciopero del “blocco degli scrutini” adottato dai sindacati confederali nelle scuole di tutta Italia in contrasto con la riforma della scuola del governo Renzi. Si tratta degli istituti superiori liceo classico Vittorio Emanuele II dove l’adesione è stata totale, dato che sono stati rimandati tutti gli scrutini previsti fino a ieri pomeriggio, il liceo linguistico pedagogico e delle scienze sociali De Titta, l’Itcg Fermi e, solo per due scrutini, l’istituto Da Vinci-De Giorgio. In realtà non si tratta di un blocco vero e proprio perché gli scrutini di fatto non possono essere evitati per legge, ma solo ritardati. Inoltre la protesta non ha riguardato le classi cosiddette terminali, che si apprestano cioè all’esame di Stato. L’importante, però, è «dare un segnale» al ministero e al governo. Ed è la prima volta che in città, ma anche nella stessa regione Abruzzo dove i sindacati contano punte del 70-80% di adesioni, ci si muove in maniera così massiccia. «Molti altri insegnanti avrebbero voluto aderire alla protesta», racconta un professore del liceo classico, «ma il deterrente è stato il fatto di non voler pesare sul personale non scolastico. C’è un fortissimo malcontento tra i professori e perfino qualche preside è d'accordo sulla protesta». L’intenzione dello sciopero è di far arrivare al ministero il messaggio che la riforma non s’ha da fare. Anche le famiglie, secondo i professori, devono «capire cosa succederà nella scuola pubblica, perché col decreto Renzi niente sarà più lo stesso».

Al Vittorio Emanuele, a turno, in ogni consiglio c’è stato un professore che ha dichiarato lo sciopero di un’ora, il che fa scattare automaticamente il rinvio della seduta. «Ogni volta per le riforme scolastiche», considera un insegnante, «decidono persone non competenti e questa riforma sconfessa il principio della collegialità nelle decisioni da intraprendere in ogni istituto». Non piace neanche il potere che la riforma metterebbe nelle mani dei presidi che possono, ad esempio, decidere di conferire un incarico triennale ai professori scelti a loro discrezione secondo un ambito territoriale di precari storici.

Ma non tutti la pensano allo stesso modo. «Lasciare tutto com’è non risolve le cose», dice Gianni Orecchioni, preside del Da Vinci-De Giorgio, «se su alcuni punti si può discutere, su altri si nota un’apertura mai vista: per la prima volta vengono immessi 101mila precari ed erogati 3 miliardi alla scuola pubblica, viene aperto un confronto, si inseriscono per i professionali le ore di alternanza scuola-lavoro, una rivoluzione. Lo scontro a mio parere non paga».

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